L’erotismo dissacrante di Tinto Brass in mostra a ONO arte

Anna Ammirati in Monella, 1998 - ph. Bruno Salis

La primavera porta scompiglio ma l’estate porta nuove mostre da scoprire. La prima? «Tinto Brass negli scatti di Gianfranco Salis», la nuova mostra tutta bolognese che animerà la galleria ONO arte contemporanea, il tempio della fotografia di via Santa Margherita 10 a Bologna, fino a sabato 29 luglio 2017.

In collaborazione con l’Archivio Tinto Brass, la mostra si avvale del patrocinio del comune di Bologna e si dedica a un rapporto, quello fra il regista Brass e il fotografo Salis, di sintonia di intenti e intuizioni.

Tinto Brass, milanese classe 1933, a soli ventiquattro anni si trasferisce a Parigi per lavorare come archivista e proiezionista alla Cinémathèque française. Qui ha la possibilità di confrontarsi con i maestri della Nouvelle Vague François Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Claude Chabrol e Éric Rohmer, e inizia un percorso di apprendimento e di studio che lo porterà alla grandezza. Conosce e collabora con il documentarista Joris Ivens, che lo avvicina all’arte del montaggio e del cinema, e con Rossellini, con cui lavora al montaggio de L’India vista da Rossellini e al film Il Generale Della Rovere.

Claudia Koll in Così Fan Tutte, 1992 – ph. Bruno Salis

L’esordio come regista è nel 1963 con Chi Lavora è Perduto, una critica al lavoro come alienazione. Il film suscita grande clamore e gli causa problemi con la censura, gli stessi che lo accompagneranno durante la sua fase sperimentale e di forte contestazione sociale.

Tinto Brass collabora con alcuni grandi protagonisti del cinema italiano e internazionale, tra cui Silvana Mangano, Monica Vitti, Alberto Sordi, Giancarlo Giannini, Peter O’Toole, Helen Mirren.

Nel 1971, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il suo La Vacanza vince il premio della critica come miglior film italiano.

Con gli anni Ottanta nasce il cinema brassiano erotico di libertà e trasgressione. In questi anni, film come La Chiave, Capriccio, Monella, Miranda, Cosi Fan Tutte, diventano presto il manifesto del senso artistico del regista.

Il passaggio dal cinema sperimentale a quello erotico è dettato dalla delusione: come sostiene Caterina Varzi, curatrice del suo archivio, Brass, «tradito dagli esiti del sessantotto, predilige il linguaggio erotico in quanto modo di esprimersi comprensibile a tutti. […] Non c’è una frattura fra un primo periodo serio, impegnato e militante, e un secondo periodo, frivolo, leggero e superficiale: nei suoi film la forma primeggia sul contenuto».

Stefania Sandrelli ne La Chiave, 1992 – ph. Bruno Salis

Tinto Brass negli scatti di Gianfranco Salis è il racconto della vita del regista attraverso gli occhi del fotografo di scena.

Sono scatti che testimoniano un sodalizio artistico basato su fiducia reciproca e perfetta interazione e sono animati da un’inconfondibile e icastica cifra stilistica brassalissiana o salisbrassiana. Salis captava e mutuava dal Maestro un certo linguaggio visuale, un concetto spaziale e un tempo fluido che ha potuto e voluto trasmetterci.

Tinto Brass negli scatti di Gianfranco Salis

ONO arte contemporanea

fino al 29 luglio 2017

Ingresso libero

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