X Factor generation – intervista a Andrea della categoria Over

Andrea Biagioni, cantante e musicista della categoria OVER
Davide

Andrea Biagioni, 27 anni da Lucca, può sembrare uno sbruffone. In realtà è solo uno che ha imparato ad apprezzare la sincerità. Fino a qualche tempo fa rifiutava se stesso e odiava i talent; oggi invece ne fa parte anche grazie a Manuel Agnelli che lo ha voluto nella sua squadra insieme a Silva Fortes e Eva.

PERCHÈ?

Sono sempre stato un po’ restio ma negli ultimi tempi ho visto sempre più persone vicino alla mia realtà come Elio e Manuel, mi hanno un po’ avvicinato a questo mondo. Un’altra cosa è che io ho sempre fatto fatica a presentarmi e mettere la mia faccia, a mettermi in gioco davanti a un pubblico.

COME MAI?

In realtà non saprei. È sempre stato difficile per me aprirmi allo spettacolo. Fino a qualche anno fa mi era difficile salire sul palco e dire ok, questo sono io. Non ero forte, non ero a mio agio. Forse non mi sentivo all’altezza.

QUAL È STATA LA SCINTILLA CHE TI HA FATTO CAMBIARE?

Ho fatto un viaggio in America e mi ha cambiato davvero la vita. Un posto in cui ho sempre voluto andare per mille motivi ma soprattutto per la musica. Io ascolto praticamente solo musica statunitense e quindi questo viaggio mi è servito. Inoltre, ho fatto un’audizione alla Barklee, a Boston – una scuola di musica molto importante, soprattutto per il jazz e la musica moderna americana – e sono stato preso. E allora lì ho detto, se mi han preso qua posso andare ovunque. E questa cosa mi ha dato tantissima fiducia in me stesso.

Andrea Biagioni, cantante e musicista della categoria OVER x factor 2016

 

COSA TI ASPETTI CHE TI POSSA DARE X FACTOR?

È un mondo lontano da me. Infatti, una delle mie paure è quella di non essere abbastanza pronto per questo tipo di mercato. Se arriverò in fondo, non so se sarò in grado di portare le mie canzoni a un genere richiesto dal mercato della musica attuale. È una grande sfida anche per me.

PARLIAMO UN PO’ DEI GIUDICI: DIMMI UN PREGIO UN DIFETTO PER OGNUNO DEI GIUDICI

Ah, questa è difficile – Andrea ride e poi pensa subito al suo coach – MANUEL è un grande. Spero mantenga sempre la stessa sincerità. Un difetto? Per ora credo che il suo difetto sia che non ama particolarmente il reggae a parte Bob Marley ovviamente. Su ALVARO non saprei. Non mi sembrava una persona attenta o brillante e invece quando ha commentato la mia performance ho pensato, che è andato nel profondo, non me l’aspettavo. Lui è stato davvero bravo. ARISA? Sarò sincero: a volte fa delle uscite strane. Però mi ha stupito nella scelta degli Under. Sono tre elementi diversi, magari meno bravi di altri che sono rimasti fuori ma perfetti per il mercato musicale. Tutti e tre possono spaccare. Non era facile scegliere così. FEDEZ è molto sensibile e intelligente. E se è arrivato a questo livello di certo è uno che ne sa. Un difetto è sicuramente il tatuaggio che ha sulla gola che mi mette ansia.

LA TUA PRIMA COTTA MUSICALE?

E però così mi fai piangere – trenta secondi di silenzio, occhi rossi, gonfi e le lacrime che stanno per uscire ma si fermano, si bloccano – penso proprio Mister Robinson di Simon e Garfunkel e a Sound of Silence che mi ricordano molto i primi anni con mio padre. Ma anche tutto ciò che hanno fatto i Beatles da Let it be a Hey Jude. Hanno avuto molta influenza su di me. Io poi canto solo in inglese e qui c’è tutto il sound che amo.

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