La fotografia classica americana di Francesco Bosso

la fotografia classica di roberto bosso

Francesco Bosso, dopo anni dedicati a fotoreportage etnoantropologici tra Asia e Africa, s’innamora della fotografia classica americana di Edward e Brett Weston e di Anselm Adams. Passa dal colore al bianco e nero, dalla reflex al banco ottico, dai volti ai paesaggi. Nascono i suoi progetti White world, Golden light, Lost diamonds e After Dark, che spesso catturano le atmosfere del Grande Nord. Il prossimo novembre esporrà al Paris Photo.

la fotografia classica di roberto bosso

Com’è passare dalla Reflex 35mm al banco ottico?

Abituato alla velocità del digitale, usare una macchina a soffietto, senza display, in cui devi inserire una lastra e che scatta una foto singola in 15, 20 minuti in effetti è complicato, anche se ne vale la pena.

Durante quei 15, 20 minuti che cosa pensa?

Curo l’inquadratura, regolo la chiusura del diaframma, aspetto la luce giusta, che è l’elemento caratteristico del paesaggio. Raccolgo i pensieri ed entro in uno stato meditativo, quasi mistico. Se sono fortunato vado al di là di me stesso e divento tutt’uno con l’atmosfera che voglio riprodurre su una stampa che può durare anche mezzo millennio.

Per vedere quella riproduzione poi però dovrà aspettare di svilupparla in camera oscura…

Sì, e a volte ho delle delusioni, a volte belle sorprese. In Islanda c’era un piccolo geyser che, prima di esplodere, per una frazione di secondo, creava una piccola bolla d’aria. Non era per niente scontato beccarla. Beh, l’ho beccata.

Il suo soggetto preferito?

Forse gli iceberg. Gioiellini freddi che diventano sempre più piccoli e rari. Nel mio lavoro seriale Lost Diamonds sfilano uno dopo l’altro sul blue carpet del mare. Bisogna scattarli appena si sono staccati, prima che prendano il largo, oppure inseguirli a bordo di barche da pesca. Gli Inuit che me le noleggiavano non capivano perché ci tenessi tanto a scattare dei pezzi di ghiaccio. In realtà, modellati dal vento e dall’acqua, prendono forme poetiche: cigni che si baciano e di piramidi.

Perché il bianco e nero?

Mi dà la possibilità di un maggiore controllo sul risultato ed è soprattutto una scelta estetica: riproduco i toni della natura senza la distrazione del colore. L’importante è catturare l’atmosfera. Per me è questa la differenza tra una fotografia banale e una che racconta qualcosa: la seconda cattura un’atmosfera. E io ho il privilegio di girare il mondo a caccia di atmosfere.

 

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Si considera un nostalgico?

Forse in un periodo di sovrapproduzione di selfie ad alcuni il banco ottico potrà sembrare obsoleto. Tuttavia non sono un nostalgico: se i miei occhiali sono antichi, i miei occhi sono moderni.