Motocross Freestyler: Vanni Oddera

«Fare del bene è la cosa più rock’n’roll che ci sia». Parola di Vanni Oddera, 35 anni, professione campione di motocross e freestyler. Vanni è uno che non solo con la moto fa quello che vuole, ma che la vita spericolata l’ha provata sulla propria pelle.

Fin da bambino, quando crescendo al limitare di un bosco i suoi atteggiamenti divennero molto simili a quelli del Mowgli del romanzo Il libro della Giungla di Kipling. Crescendo, quel senso di libertà assoluta non lo ha mai abbandonato e si è spesso tradotto in evoluzioni impossibili (e rischiosissime) sulle due ruote, feste no-stop, alcol a fiumi e un numero di donne difficilmente calcolabile. Il tutto condito da vari problemi di salute che avrebbero reso impossibile a chiunque solo la metà delle esperienze folli vissute dal savonese.

Un sopravvissuto? Sicuramente. E così, da qualche tempo Vanni sta cercando di restituire un po’ della buona sorte avuta in dote. Naturalmente a modo suo. È così che nasce la mototerapia e successivamente il libro Il grande salto. La prima è rappresentata da sessioni gratuite di motocross, in giro per il mondo, per regalare giornate di gioia a persone e bambini disabili. Basta guardare i video e le foto sul suo sito per comprendere il risultato.

Nelle facce, cariche di sorrisi, stupore, ammirazione e meraviglia risiede il miglior effetto di questa efficacissima terapia. Ma rimanendo pur sempre un fuori di testa, ha voluto far conoscere la sua vita, e il suo personale salto, in un volume che ha per sottotitolo: «Ovvero come ho capito che l’amore per gli altri rende felici», appena uscito per Ponte alle Grazie.

 

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Era un bambino selvatico, Vanni. E sgraziato. Che nel bosco aveva trovato un luogo senza regole perfetto per la sua esuberanza. Cresciuto a Pontinvrea, un paesino di montagna dell’entroterra ligure, tra torrenti e valli dove poteva rifugiarsi appena finiva la scuola:

«Annusavo, ascoltavo, assaggiavo tutto.
Conosco il gusto del legno, della terra, delle rocce, dei fiori.
Ero un bambino selvatico
».

Nel bosco ha incontrato anche quello che è stato il suo più grande amico d’infanzia, Scheggia, un cinghiale di oltre 100 chili che ha addomesticato dandogli da mangiare per diversi mesi. Ora, dopo anni passati a fare salti di oltre 30 metri e a dormire con la moto (e molte ragazze), il grande salto di Vanni è sicuramente quello più bello. Perché aiutando i disabili a non sentirsi più tali per alcune ore, non solo gli restituisce il buon umore ma anche quel senso di libertà che è alla base dell’esistenza.

 

photo GIORGIO SERINELLI
grooming MARCELLA RAMUNDO @PRO*LAB ACADEMY