COTE: Francesco Ferrari si racconta a Urban INTERVISTA

La spring summer 17 di COTE

Tomaso Anfossi e Francesco Ferrari, italiani, più di 10 anni fa, si trasferiscono a Milano per studiare alla Marangoni e intraprendere la carriera di stilisti. Subito dopo svolgono uno stage da Dsquared2 e nel 2010 nasce CO|TE, marchio dall’anima ludica, in cui i due designer si mettono in discussione costantemente. Il brand rappresenta un punto d’arrivo e uno di partenza per la loro anima, che raggiunge la massima creatività senza mai placarsi.

Tomaso Anfossi e Francesco Ferrari i fondatori di COTE
Tomaso Anfossi e Francesco Ferrari i fondatori di CO|TE

COTE è una parola che racchiude più significati. In che modo li rispecchia e vi rappresenta?

Cercavamo una parola che riuscisse ad avere allo stesso tempo un significato italiano ed internazionale. COTE è, in inglese, una parola vecchia che significa rifugio e protezione, mentre in italiano la CO|TE è una pietra che veniva utilizzata per affilare le lame dei coltelli. Ci piaceva questo dualismo che rispecchia i nostri caratteri, quello di Tomaso più tagliente e forte, e il mio, più riflessivo e protettivo.

Quali sono i concetti base delle vostre collezioni? Avete dei classici, delle figure o degli stili dai quali prendete esempio?

Le nostre idee sono variabili in base ai viaggi e ai periodi che attraversiamo. Dipendono da come ci sentiamo e da come sentiamo i mercato. Ci facciamo ispirare da tutto ciò che ci circonda, come fotografie, film e servizi fotografici. Cerchiamo di avere la mente molto aperta, non c’è mai un qualcosa a cui ci riferiamo precisamente prima. Guardiamo principalmente agli anni ’70 e ’80, sia per le geometrie, un tema al quale siamo molto legati, che per l’abbinamento di colori azzardato, che ci piace riprodurre.

Come scegliete il mood delle collezioni?

Creiamo in separata sede. Fin dall’inizio ognuno fa la sua ricerca, non ci parliamo, facciamo i nostri moodboard d’immagine e buttiamo giù i primi schizzi. Quando abbiamo in mente l’idea effettiva allora ci vediamo, ne discutiamo e creiamo un moodboard generale che comprende le due idee. Ci piace confrontarci dopo che siamo sicuri del lavoro e della ricerca fatta. Questo ci permette di riuscire a portare l’uno verso l’altro. Le idee migliori le abbiamo avute in questo modo, scartando quelle che di entrambi non ci convincevano.

Qual’è il vostro prototipo di donna?

Ci ispiriamo ad una donna che lavora, realizzata e che ha un lavoro che la nobilita. Che viaggia. Non prettamente italiana, ma cosmopolita. Senza remore e che mixa i nostri capi con qualcosa che ha già nell’armadio, come dei capi vintage. Noi stessi nelle nostre ricerche uniamo quelle vintage a idee totalmente nuove, che fanno parte dal vostro vissuto.

Come tirate fuori questi lati della sua personalità?

Tramite la scelta dei tessuti. Vogliamo che non siano mai banali e che abbiano un impatto visivo forte. Come le nostre stampe, che sono realizzate da nostre fotografie o disegni. Cerchiamo di dare delle immagini abbastanza forti, anche tramite la scelta di colori azzardati e vogliamo che le donne si fermino davanti alle vetrina, anche se magari non le piacciono i nostri capi, e che abbiano la voglia di toccarli, perché i nostri tessuti sono diversi.

Cosa c’è di diverso nei vostri tessuti?

Sono tessuti che “creiamo su misura” o che facciamo personalizzare. Siamo riusciti a creare questo legame con certi fornitori, che ci permettono di realizzare quelli che ci caratterizzano appieno. Con i laboratori li rendiamo nostri, aggiungendo filati diversi che vanno dal lurex alla seta. Anche con le stampe cerchiamo di dare una nostra visione a quello che è il tema della collezione. E’ il bello del Made In Italy.

Architettura e Natura. Due concetti opposti ai quali fate spesso riferimento.

Il concetto di natura parte da Tomaso. Ha studiato agraria e la sua famiglia ha un azienda alimentare. Lui ama il verde e la natura, per quello spesso partiamo dal discorso di natura per le nostre stampe. Per i colori prendiamo esempio dalla litografia di fiori e piante. In più, soprattutto per le collezioni estive, utilizziamo tessuti naturali come il cotone, il popeline e la seta. Entrambi poi amiamo l’architettura e geometrie. Rimaniamo affascinati da fotografie in cui la geometria ha un aspetto particolarmente importante. Essa aiuta molto il corpo della donna ad essere esaltato. Questo è il binomio che amiamo fare, creando abiti con evidenti tagli geometrici e contrapponendoli a colorazioni e stampe dall’allure naturale e femminile.

Con le differenti stagioni le vostre collezioni si stravolgono. SS 2016. Bianco, camice e ruches. Perché queste scelte?

Ci piace l’idea di cambiare sempre ma di rimanere riconoscibili. Non ci piace riproporre gli stessi modelli, ma vogliamo metterci in discussione, cercando di andare oltre, anche se non sempre ci riesce. In questo caso alla camicia da uomo abbiamo inserito le ruches per renderla più femminile, mantenendo pero la rigidità del popeline e del piquet, classici della camiceria maschile. Inoltre la camicia, nella sua concezione, è bianca. Per questo abbiamo tenuto il bianco riproponendolo anche su gonne e abiti. Lo abbiamo poi abbinato ad un altro tessuto di camiceria maschile che invece è quello rigato barrè, completandolo con i toni dell’azzurro. Abbiamo inoltre fatto un discorso commerciale, perché giustamente dobbiamo considerare anche questo, essendo autofinanziati. Vendiamo molto bene camicie e abiti, quindi abbiamo deciso di lavorare su il nostro punto forte.

La FW2017/2018 come sarà?

Abbiamo cercato di lavorare molto sulla maglieria. Sarà abbastanza soffice ma allo stesso tempo sostenuta. Abbiamo giocato con i pizzi, che avevamo già inserito nelle collezioni, ma per il prossimo inverno abbiamo voluto caricare la mano giocandoci un po di più e creando il contrasto con tessuti maschili.

La spring summer CO|TE ss17
La spring summer CO|TE ss17

 

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