Giovanni Mascia: quando l’arte e la moda si incontrano

Succede spesso o, oserei dire, quasi sempre. Succede quando una collezione moda si lascia ispirare da qualsiasi forma l’arte possa possedere, quando la si vede sfilare in passerella e ancora quando, come nel caso di Giovanni Mascia, la si vuole far diventare un pezzo unico in cui è evidente il connubio tra i due elementi, o com’è meglio dire, un quadro.

Il loro collante? La passione, merito della quale è possibile poter creare qualsiasi cosa e potergli dare una propria soggettiva.

Giovanni Mascia, artista italiano, questa passione la possiede fin da piccolo. Da quando osservava con ammirazione e grande interesse i libri d’arte che aveva a casa. Inizialmente incantato da Leonardo, poi Michelangelo e infine da tutti gli artisti del rinascimento italiano che esercitavano su di lui una forte attrazione artistica: «…e fin da subito compresi la loro».

All’asilo era l’attività che gli piaceva di più, portandolo a sviluppare un’attitudine naturale per il disegno, la pittura e l’arte in generale:«Non ricordo di avere mai dato un calcio al pallone, ma in compenso le mie giornate erano sempre a colori, avvolte dal profumo delle tempere, tra pennelli e fogli da disegno. È sempre stato il mio unico modo per esprimere me stesso».

Il romanticismo e la dedizione di Giovanni mi conquistano dopo due frasi esatte, ma com’è arrivato a dipingere quadri di moda alternativi e per di più pop? Mi faccio raccontare.

Impara le tecniche del disegno libero da autodidatta. Approfondisce l’uso dei colori a matita e pennarelli. Già da allora i colori hanno avuto un ruolo importante in quanto i suoi disegni erano sempre coloratissimi, ma allo stesso tempo molto semplici e lineari.

Durante i primi anni 90 decide di studiare arte all’Accademia di Belle Arti di Sassari.
Dice:«Ricordo che ai tempi ero affascinato da tutto: l’atmosfera creativa che si respirava, lo studio della storia dell’arte e la continua ricerca del mio gusto artistico ispirato da artisti che adoravo come Henri Matisse, Andy Warhol e Domenico Gnoli».

Nel suo primo periodo d’artista, i quadri e disegni possiedono soggetti vari: nudi, nature morte e paesaggi. Giovanni realizza grandi dipinti su muri di locali, ristoranti e di discoteche, simili a Murales. Poi, nell’ultimo anno accademico, incomincia ad accostare il suo stile pop-contemporaneo al mondo della moda. Ed ecco che prese vita il suo primo lavoro Martina, nel 1998, quadro simbolo che segna l’inizio del suo stile artistico.

Mi dice: «Quel quadro fu molto importante in quanto prese forma il mio discorso sui ritratti a persone reali attraverso le loro scarpe. Scattai delle foto a una mia cara amica, vestita in modo molto eccentrico. Mi piacque talmente tanto che presi subito spunto per realizzare questo quadro».

Ma, perché il soggetto dei tuoi quadri sono le scarpe?

G. Rielaboro i dettagli delle scarpe dei personaggi in questione per far emergere la loro personalità e il loro carattere. Ho iniziato a creare dei quadri moda perché sono sempre stato convinto che si potesse capire molto sulla psicologia di una persona attraverso le scarpe indossate e la loro messa in posa.

Si tratta così di veri e propri ritratti, non del viso del soggetto come accade di consueto, ma delle loro scarpe.

G. Sono molto interessanti i doppi ritratti. Chi si trova davanti ad essi può lasciarsi andare all’immaginazione di una storia: un primo appuntamento, una chiacchierata tra amici, un due di picche appena rifilato.

Perché gli sfondi sono dimensioni astratte e a tratti optical dal gusto anni 70?

G. Scelsi questo stile perché la vivacità dei colori e il discorso Pop, il quale afferma che qualsiasi soggetto consumistico e soprattutto qualsiasi oggetto del quotidiano riconoscibile possono diventare opere d’arte di massa, si intonava alla perfezione con la mia espressione e gusto artistico. In fin dei conti le scarpe sono oggetti del desiderio: pubblicizzati, venduti e prodotti in serie, nonché elementi distinguibili della società moderna.

E sulle tonalità utilizzate cosa mi dici?

I colori sono quelli acrilici perché voglio rendere più luminoso e vibrante il quadro. Vengono scelti in base al soggetto che voglio ritrarre, così da creare un’atmosfera precisa ed emozionale. Per me i colori sono basilari per la resa di un soggetto ritratto, devono raccontare con la loro forza e luminosità la sua persona in modo immediato. Posso dire che i colori forti sono un tratto distinguibile della mia sensibilità artistica fatta di ironia, positività e gioia di vivere.

Poi aggiunge:
«Che poi l’importante è sentirsi liberi di sognare,
di interpretare e di emozionarsi».

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