Ho scoperto il piano sequenza dei Belize dopo X Factor con 15 domande

I Belize sono di Varese ma hanno un sound virale al punto giusto da contaminare l’intera nazione. La loro musica è talmente Urban che forse avremmo dovuto metterli in copertina sul nostro numero di dicembre ma forse non è ancora il momento nel frattempo sono riuscito a incontrarli dopo la loro esperienza a X Factor.

Il loro album d’esordio “Spazioperso” ha riscosso un notevole successo tra gli addetti ai lavori però, l’EP “Replica” (clicca qui) è un viaggio tra atmosfere rarefatte e soffuse tra l’elettronica downtempo e un pop condito da parole colorate da contrasti straordinari. Abbiamo cercato di capire quali sono i loro piani per quest’anno attraverso 15 domande.

 Con la premessa che non ho un “pianosequenza” da rispettare per queste domande vi chiedo: perché vi chiamate Belize con le ondicine tra l’inizio e la fine del nome? Da dov’è nato?

Agli inizi passavamo i weekend in cameretta a suonare, giocare a GTAV e guardare Breking Bad. Il nome lo abbiamo proprio da una citazione della serie, poi ci siamo accorti dell’esistenza di una band omonima e abbiamo aggiunto le ondine per differenziarci almeno a lvello visivo.

Come vi siete conosciuti?

Ci conosciamo tutti da tantissimi anni, ma rispetto magari ad altre band non siamo mai stati compagni di liceo o amici di famiglia. A Varese città erano in pochi i ragazzi che suonavano e tra band ci si conosceva tutti. Che poi a essere sincero ci siamo conosciuti VERAMENTE solo negli ultimi anni da quando abbiamo creato Belize.

L’esperienza di X Factor vi ha cambiato?

Ha cambiato i nostri social network! Noi siamo rimasti assolutamente uguali, anche perché forse la parte che può veramente distoglierti dalla realtà e cambiarti è quella della trasmissione “live” dove ricevi un attenzione mediatica “violentissima”.

Cosa vorreste che accadesse in quel mondo? secondo voi è importante oggi giorno per la musica provare ad apparire lì?

No non credo sia realmente importante apparire per il mezzo televisivo, a noi sicuramente ha dato una gran mano a farci conoscere anche nell’ambiente indipendente, ma penso perchè siamo riusciti a sfruttare il mezzo televisivo per far vedere la nostra vera identità, fatta di autotune e vocoder!
A me piacerebbe molto che la musica in televisione non fosse solo veicolata dai talent, ma che ci fossero nuovi spazi televisivi dopo poter scoprire band emergenti, come succede già in Francia, Inghilterra e soprattutto America con sohow come “Letterman” o “The Tonight Show Starring Jimmy Fallon”.

Tra i concorrenti che vi hanno affiancato fino alla fine, qual è quello che vi ha impressionato di più e quello che doveva passare ma che non ce l’ha fatta?

Siamo ancora tutti scossi dall’eliminazione di Sem&Stenn, con loro abbiamo legato tantissimo e ci piace moltissimo la loro musica, ci auguriamo con tutto il cuore che possano portare avanti il loro quper progetto!
Tra le band che ci sarebbe piaciuto vedere sul palco di X Factor ci sono sicuramente gli Heron Temple, ma sono sicuro faranno grandi cose (se non migliori) al di fuori del programma.

Cosa salvereste della scena Indie e chi o cosa distruggereste?

La scena indie italiana sta vivendo, e penso lo vivrà soprattutto l’anno prossimo, un momento di scissione.
Da un lato è stata “conquistata” da band che, a mio parere, sono fuori posto, ovvero che aspirano alle grandi masse, a fare i palazzetti e come contenuti sono molto povere musicalmente e di facilissimo ascolto. In questo non ci trovo nulla di male, anzi, ma vorrei che la scena indie tornasse a parlare a un pubblico minore ma più attento. Vorrei che ci fossero più band che trattano suoni, melodie, testo come un tutt’uno.
Per farti dei nomi sicuramente salviamo Generic Animal e Germanò. Per il resto vorrei che dei nomi uscissero dalla playlist “indie Italia” di spotify per andare in quella “hot hits italia” per lasciare posto a realtà più piccole e interessanti.

Avete una pistola e due colpi. A chi sparereste per rubare un brano che avreste voluto pubblicare voi?

Ti dico un brano che non è ancora uscito, ma abbiamo avuto la fortuna di ascoltare: Trenord di Generic Animal.

Raccontateci il vostro pezzo Superman…

Superman è il primissimo pezzo che abbiamo scritto e registrato per l’ep.
Dobbiamo molto a Giacomo “Aloha Project” è lui che ci ha spinto a realizzarlo per poi fare un video che ci ha lasciati a bocca aperta.
Reduci da un paio di anni di ascolto dei Jungle avevamo voglia di fare un brano ritmato, che ha cambiato molte volte forma e ha trovato una quadra finale grazie al nostro produttore Giacomo Carlone.
La canzone parla di un Clark Kent stufo del peso che porta sulle spalle di dover salvare il mondo e con la volgia invece di avere una vita normale e disentirsi bene anche solo con un po di Netflix & Chill. Il tutto per dire: “ va bene così regaz che anche se aveste dei superpoteri la vita farebbe schifo uguale!” ahah

Il vostro ultimo EP ha un sapore diverso rispetto al precedente disco, cos’è cambiato per voi?

Rispetto a Spazioperso è stato scritto con molta più consapevolezza, sia dei nostri pregi, ma soprattutto dei nostri difetti.
Abbiamo fatto una grande ricerca di suoni e strumentazione e soprattutto abbiamo deciso di non fare tutto da soli ed affidarci a Giacomo Carlone che ci ha collaborato con noi in fase di produzione e registrazioni.
Per quanto riguarda i testi c’è stata la volontà di mettere in primo piano le emozioni.

Come nasce un vostro pezzo?

Dall’hardware!
I brani dell’EP sono nati quasi tutti grazie a una bellissima Drum Machine prestataci da Marco Ulcigrai (il triangolo, ministri, le luci della centrale elettrica) e a un synth-arpeggiatore di una casa indipendente americana. Negli anni abbiamo trovato quei 4/5 strumenti e suoni che usiamo come base per scrivere le canzoni e spesso accade che siano proprio loro a scegliere per noi!

Un aneddoto diverte che avete vissuto insieme sul palco?

Avevamo alle spalle 3 o 4 concerti e abbiamo deciso di comprare dei neon blu per fare i fighi sul palco. Ovviamente a concerto iniziato ci siamo resi conto di non vedere assolutamente nulla, concerto disastroso.
Inevece fuori dal palco, non posso fare nomi, ma uno dei componenti era riuscito a broccolare per bene una ragazza fino a quando non ha deciso di scavalcare un muretto e se volete sapere poi cosa è successo vi consiglio la visione del film “Il Petomane” di Pasquale Festa campanile, che per inciso è pure parente di uno dei componenti della band.

Cosa fanno i Belize prima di un loro show?

Fedrico gironzola in giro per il locale, Mattia chiacchera con la sua fidanzata Claudia, Yed va a vedere i gattini a casa di amici e ci mettiamo mezzora a recuperarlo Riccardo beve.

Oggi giorno la musica non è più solo musica ma è anche un “mestiere” a livello social, quindi una band deve essere “interessante”, voi come vi comportate? Cosa fate d’interessante?

Sulla nostra pagina dovrebbe esserci ancora il video di Riccardo che cerca di cambiare una gomma della macchina di Yed con scarsissimi risultati…facciamo vedere la nostra “normalità”.

Quando vi siete innamorati per la prima volta della musica?

Premesso che è sempre un rapporto di odio e amore, penso più o meno tutti da subito grazie ai nostri genitori, alla televisione e ai Nirvana.

I Belize tra 5 anni dove saranno?

Quello che vorremmo: ognuno a casa sua con la sua famiglia e il weekend si registra nel nostro studio di proprietà.
Quello che succederà: “ma’ va che arrivano gli altri a suonare in casa mi sa che facciamo un po’ di casino” “ma avete trentanni trovatevi un lavoro vero!”

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