PAPA LEONE DI LERNIA – Intervista definitiva all’icona trash

Leone di Lernia, l'intervista definitiva
Leone di Lernia, l'intervista definitiva

Baudo, Mike Bongiorno, la Carrà, Fabio Fazio e 32 anni di Sanremo. Vita e ascesa di un’icona del trash, specchio e capro espiatorio di tutta la nostra sacrosanta volgarità. È morto Leone di Lernia. Un pezzo dell’Italia degli anni 90 se ne va. L’intervista di Moreno Pisto sulle pagine di Write and Roll Society.

Ascolto lo Zoo di 105 da quando ho 12 anni. Sono cresciuto con loro. Le giornate, dopo la scuola, le passavo lì, ascoltandoli. Cercando di imparare gli insulti più creativi per sorprendere i compagni di classe. Tutti i giorni dalle 14.00 alle 16.00: Marco Mazzoli, Wender, Paolo Noise, Fabio Alisei, il tradimento con Radio Deejay, la rinascita con Herbert Ballerina, Maccio Capatonda, Alan, Ivo Avido e il ritorno dei figliastri di Mazzoli. Ma c’è sempre stato un punto fermo nello Zoo e non era Marco Mazzoli era Leone di Lernia.

Oggi si è stancato e ha deciso di mandarci tutti a fanculo. Ha lasciato tutti, sempre, con un sorriso, amaro, disegnato sulla faccia. Me le ricordo le giornate seduti sulle panchine del parchetto. Mio padre pensava che ci facevamo le canne e invece ascoltavamo Leone di Lernia e lo Zoo di 105. Quelle cazzate quotidiane erano la nostra droga. La droga di una generazione che aveva voglia di sfogarsi, di insultare, di mandare a cagare tutti. Ciao Leone. Sai anche tu che non mancherai a nessuno, ed è per questo che sei speciale.

Il direttore di Urban, Moreno Pisto, lo ha intervistato, tempo fa, per Write and Roll Society. Sparatevi sta intervista in tutta la sua follia. Godetevela, fino all’ultimo. Non ce ne sarà un’altra, mai più.
(Fabio Fagnani)

L’intervista di Moreno Pisto

Da Trani a Milano, dalle violenze sessuali subite alle hit rifatte in dialetto pugliese. Intervista definitiva a Leone di Lernia, simbolo e simbiosi dell’italiano medio trash altissimo. “Ricordatevi che dopo di me non c’è più nessuno. E andate a farvi scopare dal mare”.

«Io lo odio il pubblico, lo odio, non capisce un cazzo il pubblico, niente». Leone di Lernia sputa e parla, parla e sputacchia. Ha il fiatone, mi prende sottobraccio e dalla sede di Radio 105 in Turati, dove ogni tanto partecipa al programma dello Zoo di 105, mi porta in un ristorante fra piazza della Repubblica e la Stazione Centrale. Indossa una giacca, occhiali con lenti graduate e un foulard.

Cammina, ferma i passanti, il più delle volte li insulta, oppure offre la moglie in cambio di dieci milioni di euro. E parla, parla; o meglio, urla. E gesticola. Leone di Lernia è l’icona trash per eccellenza, impersonifica l’estetica della monnezza, è il capro espiatorio e lo specchio di tutta la nostra sacrosanta volgarità. Pugliese di Trani, lo conosco da quando nei primi anni Novanta sulla base di This is the rythm of the night cantava «ti si mangiate la banana, con du salsicce, na parmigiana, e poi te sienti male…».

Ha frequentato tutto l’establishment mediatico italiano, da Berlusconi a Pippo Baudo, da Mike Bongiorno a Fabio Fazio, dalla Ventura a Fabrizio Corona, dall’avvocato Agnelli a Raffaella Carrà. E da 32 anni è presenza fissa fra le strade e nel teatro Ariston di Sanremo, durante il festival. Ho tentato di fargli un’intervista seria senza parolaccia alcuna. Impresa riuscita per metà.

Leone di Lernia, foto di Thorimbert

 

Leone come il Papa, ma in vestaglia cinese. Foto di Toni Thorimbert

Perché odi il pubblico? Perché credono a tutte le cose che diciamo alla radio e alle cose che scrivono i giornali. Ma uno oggi come fa a formarsi una cultura critica? Ma non esiste una cultura critica, sono tutte chiacchiere, la vita è fatta di chiacchiere, la gente studia, si laurea così pensa che un domani potrà fare delle cose belle, ma non è vero: se non vai in mezzo a un’associazione a delinquere tu non farai mai un cazzo nella vita! Se tu sei una persona garbata, meravigliosa, una persona educata tu farai la fame! Se tu sei un drogato, uno squilibrato senza dignità, senza un valore, allora avrai successo, capito?

Stai dicendo che anche tu per avere successo ti sei dato alla criminalità? Io sono nato quando c’era la guerra, nel 1938. Allora in Italia era tutto crollato, non c’era un cazzo, da bambino andavo in mezzo alla strada a cercare i mozziconi di sigarette, per trovarne due dovevo fare 30 km, adesso la strada è piena di mozziconi, preservativi, droga… E con quei due mozziconi andavo da uno che mi dava due castagne e con quelle due castagne dovevo vivere tutta la giornata. Poi sono arrivati gli americani e i tedeschi che si ficcavano nelle case delle famiglie, fottevano le ragazzine e gli davano un pezzettino di cioccolata. Mentre loro chiavavano con queste ragazzine e con le madri io entravo da dietro, gli fregavo il portafogli e prendevo 5 o 6 dollari. La scuola non esisteva, chi aveva la quinta elementare era un profeta, poteva fare il sindaco, il presidente della Repubblica e mano a mano che crescevo ho cominciato a capire come cazzo mi dovevo muovere e mi son messo a cantare e a fare le imitazioni.

Come hai scoperto questa vena artistica? La vena varicosa l’ho scoperta perché guardando gli americani ho imparato a ballare il tip tap, la gente mi buttava mezza lira, poi una lira e in un giorno riuscivo a fare 5 lire e con quelle potevo mangiare tranquillamente.

Andate a fare in culo e ricordate che dopo di me non c’è più nessuno.

Cosa ti manca di quei tempi? La guerra! Ci vorrebbe pure adesso che c’è troppo casino e fanno tutti la bella vita, tutti sti ragazzi che sfruttano i genitori e poi dicono che non c’è lavoro. Quando ero bambino per avere un amichetto dovevi fare sesso con un uomo di 60 anni, come mi è capitato a me a 13 anni. Uno mi disse “se vieni con me ti do un panino con la mortadella”, io non lo sapevo nemmeno cosa era la mortadella. E mi dava 500 lire, auz, 500 lire mi prendo u mondo cumpa’… Io pensavo: me lo vuoi succhiare? succhiamelo e vaffanculo tu e chittemuort de fam…

Questa cosa non ti ha traumatizzato? La guerra mi ha traumatizzato, vedere tanti morti per terra e tutte le donne a gambe aperte basta che gli davano un po’ di cioccolata… Poi al militare, a Treviso, che ci mettevo sei giorni a tornare a Trani, ho trovato un prete che ogni tanto mi dava 10mila lire perché facevamo il ballo del valzer, il tango, capito? Quando mia madre mi trovò 50mila lire mi ha pure denunciato. Allora 50mila lire nemmeno alla Casa bianca ce l’avevano, capito? Dopo il militare, nel 58, sono venuto a Milano e ho cominciato a lavorare a Radio One o One e con Renzo Arbore a L’altra domenica. Arbore… Era una grandissima persona, lui ha inventato la radio trash, tutto quello che facciamo noi è una copia di Renzo Arbore e Boncompagni. Poi ho cominciato a parlare sbagliando tutti i verbi e così ho inventato un genere e a fare un po’ di soldi da mandare a casa… Vedi questi (indica quattro uomini in giacca e cravatta): sono tutti culattoni, ricchiò… Ho cominciato a rifare le canzoni di Little Richard, poi caccia da be che ha venduto milioni di cassette false e a 27 anni ho sposato mia moglie che ne aveva 20, il fratello era un amico mio, sempre di Trani… Tu questo devi capire: non è una cosa facile la vita di Leone di Lernia, la vita degli altri è bella perché hanno avuto i genitori ricchi, pieni di soldi, vanno alla Bocconi e non sanno qual è la capitale d’Italia; tu chiedigli: qual è la capitale d’Italia? Loro dicono: Barletta.

Nel periodo migliore quanto guadagnavi? Tanto, ma erano tutti soldi in nero. Il bel mondo è cominciato con la tv? Sì, soldi, donne… Con quante donne sei stato a letto? Una trentina.

Il ritratto di Leone di Lernia

Il ritratto definitivo, di Toni Thorimbert

Al ristorante arriva anche un suo collega, Paperino dei Paps’n’Skar, storico duo dance degli anni Novanta. Paperino stravede per Leone, lo ama, lo chiama Il Papa, e si raccomanda di scoprire l’Uomo e non il Personaggio, «perché è una persona capace, intelligente, caparbia, uno che si è inventato un lavoro quando non c’era ed è riuscito a mantenere quattro figli. Cioè, pazzesco. Ha lavorato coi migliori, anche con Totò». Anche con Totò, Leone? Ho recitato con lui a teatro, era un artista che improvvisava, non sapeva nemmeno cos’era un copione. Qual è la cosa che ti rende più orgoglioso? Che ce l’ho messo in culo a tutti quanti… Io sono nato come imitatore, imitavo Totò, Peppino de Filippo, Fred Buongusto… Da giovane ci assomigliavi pure. Poi ho lavorato in radio con Pippo Baudo e Cochi e Renato, ingenui e bravissimi.

Assomigliavi anche a Califano. Magari. L’ho conosciuto, era un figo della madonna però non ci potevi parlare. Perché? Aveva la testa sempre sulle nuvole, capisci?

Se vedi passare Leone non puoi esimerti dal mandarlo a fare in culo o dal farti mandare in culo, è catartico

Squilla il suo iPhone, risponde, mette in viva voce e volano offese fra lui e chi lo ha chiamato. Riattacca e commenta: «Quelli dello Zoo danno il mio numero in diretta e la gente mi chiama per sfogarsi». Paperino interviene: «Se vedi passare Leone non puoi esimerti dal mandarlo a fare in culo o dal farti mandare in culo, è catartico. E comunque lui non è una persona che ti può lasciare indifferente, è incredibile, pure i sudamericani lo conoscono».

Leone: «A me chi mi salutano molto sono i trans e i gay perché io sono innamorato dei trans e dei gay. I gay sono meravigliosi ma i trans sono migliori perché hanno l’albero della vita abbastanza grande, capito?».

Raccontaci di Baudo. Mi ha messo sempre il bastone tra le ruote perché io volevo andare a Sanremo ma prima a Sanremo andavano sempre quei 15 lì e la mia canzone la scartavano sempre. Pensa che anni fa feci una canzone bellissima, s’intitolava Fesso e mi disse: “Sai Leone, ho messo la Bertè perché si voleva ammazzare… Però tutte le volte che potevo mi piazzavo dietro di lui e quando lo inquadravano la gente guardava più a me che a Pippo Baudo.

Hai provato con Fazio? Io ho lavorato a Quelli che il calcio dieci anni… Andavo a San Siro e mi mettevo dietro agli ospiti in collegamento, a Fazio gli chiedevo di farmi parlare e lui mi diceva: “No, ma che dici, tu m’insegni che il popolo non capisce niente…”.

Ti sei pure candidato capolista per Cito sindaco a Milano… Io non volevo candidarmi, andavo in piazza del Duomo a fare il comizio con l’onorevole vicino, accanto a me mettevo due ragazze e urlavo: “Vorrei dire una cosa, se vincerò a Milano dovranno andare a fare in culo tutti quelli che lavorano… Milano deve essere sporca di merda, vogliamo tutte le prostitute qua!”. Ero meglio di Cetto La Qualunque. Tutti ridevano, i giornalisti riempivano le pagine…

Hai preso 7mila voti. Sì, volevano farmi assessore o darmi un posto nel consiglio comunale. Col cazzo, io lavoravo in Rai e a Radio Montecarlo… Qual era il tuo programma? Non c’era. I politici dicono tutte cazzate, io ho votato solo candidati che mi pagavano in pasta, salame o soldi, capisci? Mario Luzzato Fegiz ha scritto: «Di Lernia viene presentato come essere laido, repellente, sessualmente perverso e insaziabile». Mi venne a vedere allo Smeraldo e sul Corriere della Sera scrisse: “Sarà trash, sarà come volete voi, ma abbiamo riso per due ore e mezzo, è stata la fine del mondo”. Lui per me è sempre stata una persona fortissima, ora quando lo incontro gli chiedo: com’è che non sei ancora morto? E lui s’incazza.

Sei stato pure all’Isola dei famosi… Perché dicevo tutti i giorni allo Zoo che lì era tutto falso, che si mangiava… e un giorno mi invitano a un ristorante due autori e mi dicono : “Lunedi prossimo devi partire”. Era mercoledi e non avevo nemmeno il passaporto, ma lunedi era tutto pronto. Per arrivare in Honduras c’ho messo 44 ore. Successe un casino della madonna.

È vero che la Ventura era una cocainomane? Non me ne frega un cazzo, il problema è che a farsi di cocaina è il mondo, non c’è più una persona che non si fa la coca l’eroina le pillole e la supposta in culo. Tu ti sei mai drogato? Di fica, tanta fica. Anche se dopo due ore puzza, pure se appartiene alla più bella donna del mondo. La fica si lecca fino a 25-26 anni, poi basta. La droga invece mi fa schifo soltanto a vederla, pure le sigarette. Eppure prima di consacrarti al trash, quando facevi canzoni da cabaret, hai scritto una canzone pro metadone… Ma perché prima si drogavano in 10, mo’ sono in cento miliardi.

Torniamo a Sanremo. Chi è stato il più bravo presentatore? Baudo, anche se ci voleva la fucilazione. E poi Mike, avevano due caratteri di merda… Dei nuovi Bonolis, un fenomeno. Anche se il più bravo di tutti, al di là di Sanremo, era Corrado.

Lo hai conosciuto bene? Nella prima Corrida che ha fatto ho vinto 200mila lire in gettoni d’oro, 50 anni fa. (Arriva un mendicante, Leone senza guardarlo gli urla: vattinne, vattinne, vattine!). C’era il maestro Pregadio, feci l’imitazione di Louis Armstrong e Fred Buongusto e Corrado impazzì.

Qual è stata la valletta più bella di Sanremo? La Claudia Kohl. C’è qualche artista che vorresti vedere sul palco? Cocciante. L’unica persona che mi piace, gli altri possono andare a scopare il mare: si devono mettere con il culo vicino al mare con la speranza che qualche pesce entra nel culo e se lo fanno fritto. Ora i cantanti salgono sul palco, cantano e poi non sai più come cazzo si chiamano, sono tutti uguali.

A Quelli che il calcio chiedevo a Fazio di farmi parlare e lui mi diceva: Ma che dici, tu m’insegni che il popolo non capisce niente…

Basta citare Berlusconi che Leone prende il telefono, apre la gallery e comincia a mostrare le sue foto. Con Berlusconi, appunto, metà anni 80. «Io ho lavorato con lui a TV58, io, Claudio Cecchetto e Marcella Bella. Era un gran figo…». Con Vasco Rossi. «Mi faceva schifo, tutto drogato di mmerda». Con De Niro. «Per parlarci ai Telegatti abbiamo fatto a cazzotti con due gorilla». Con Gianni Agnelli. «Mi voleva un bene della madonna. Una persona squisita, un signore». Con la Carrà, Baglioni, Renato Zero, Lucio Dalla, «un uomo stupendo».

Leo’, da 1 a 10 quanto stai bene? Nove. L’unica cosa che odio sulla terra è la gelosia. L’ultima volta che hai fatto l’amore? 20 giorni fa con mia moglie, poi sono andato all’ospedale… Perché a chiavare con la moglie vai a finire all’ospedale, no? L’ultima volta che hai pianto? Non lo so come si piange, mai pianto in vita mia.

Come vorresti morire? Quando morirò farò un funerale che già l’ho preparato. Tipo? Tipo che mi metteranno nella cassa da morto con i due diti medi che spuntano fuori e dietro una canzone che fa: cagacciu eh eh eh, tratta da I gotcha, un pezzo di Joe Tex che ha venduto milioni e milioni di copie. E sulla tomba cosa vuoi scriverci? Andate a fare in culo tutti figli di troia e ricordate che dopo di me non c’è più nessuno.

Foto di Toni Thorimbert – Link al sito: http://www.tonithorimbert.com/

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