“Ecco, Questo sono io” // Intervista a Roberto Casalino

Roberto Casalino uscirà il 13 settembre con Il Fabbricante di Ricordi, una raccolta di successi di dieci anni di lavoro, tra il 2008 e il 2018.

Brani che tutti conosciamo e che Roberto riporta alla ribalta in una chiave inedita e con la partecipazione di Fedez, Emma, Alessandra Amoroso e Giusy Ferreri.

Ecco cosa ci ha raccontato Roberto, uno degli autori più influenti degli ultimi anni.

Dieci anni di successi contenuti in un’unica raccolta. Ci fai un riassunto delle collaborazioni più di rilievo, considerando anche quelle che ti hanno dato di più dal punto di vista emotivo, di questo fruttuoso periodo (2008/2018)?

In realtà ogni collaborazione ha ricoperto (e ricopre tuttora) una sua unicità. Se mi guardo indietro, in un passato più o meno recente, posso ritenermi fortunato per il numero di Artisti con i quali ho avuto la possibilità e l’onore di collaborare. Ognuno di loro e ogni mia canzone interpretata, mi ha lasciato qualcosa e mi ha permesso di crescere artisticamente e umanamente.

Tutto è iniziato con Giusy Ferreri per poi arrivare ad Alessandra Amoroso, Emma, Annalisa, Marco Mengoni, Francesca Michielin, Renga, Noemi, Nina Zilli, Fedez, J-Ax, Antonello Venditti e tanti tanti altri. Ho spaziato dal pop al rap, dando sfogo al mio essere eclettico. Ho un bagaglio emozionale di tutto rispetto e questo per me rappresenta il più grande dei successi.

La tua carriera in pillole: la top ten dei singoli che hai scritto, e degli interpreti che li hanno portati alla ribalta.

Inserirne solo 10 è un bel esercizio di sintesi. Eccoli qui, non per ordine d’importanza (ogni brano è un pezzo di cuore). Giusy Ferreri “Non ti scordar mai di me”, Emma “Mi parli piano”, Alessandra Amoroso “Sul ciglio senza far rumore”, Fedez “Magnifico”, Marco Mengoni “L’essenziale”, Francesca Michielin “Distratto”, Francesco Renga “A un isolato da te”, Giusy Ferreri “Novembre”, Alessio Bernabei “Noi siamo infinito”, Annalisa “Diamante lei e luce lui”, che è anche il primo singolo della mia raccolta, ancora da svelare.

Come nasce una canzone di successo? Ti occupi spesso di workshop e seminari, ma quando scrivi, da cosa parti?

So che può sembrare una risposta banale, ma non esiste davvero una ricetta per la canzone di successo. Per quanto mi riguarda, parto sempre dal mio vissuto: non riuscirei mai a raccontare qualcosa che non mi appartiene. Cerco di fare a pezzettini piccoli una grande emozione, sviscerarla fino ad arrivare in profondità. Non ho paura di mettermi a nudo e di dire “Ecco, questo sono io”.

Nei workshop e seminari di scrittura e composizione, parto sempre dal concetto di autenticità: una bella canzone deve essere autentica. Questo è il punto di partenza. E questo dipende solo da chi la scrive, mentre il destino di quella stessa canzone e il suo successo o meno, dipendono da una serie di fattori che non sempre possiamo controllare.

C’è una certa diffidenza verso gli autori che passano dall’altra parte e diventano cantautori.  In questo nuovo disco, Il Fabbricante di Ricordi in uscita a settembre, crei un punto di unione tra i due mondi. Come nasce questa idea?

Purtroppo questa diffidenza di cui parli è vera e si respira soprattutto in Italia. Negli altri Paesi, come in Inghilterra o negli Stati Uniti, essere autore e cantautore è un valore aggiunto che viene sfruttato ed enfatizzato al massimo.

L’idea di questo disco nasce dal desiderio di mettere un punto a quanto fatto finora: non un punto di arrivo, ma comunque un “punto di consapevolezza”. Non sono bravo a riconoscermi i meriti, anzi non ne sono proprio capace. Forse questo disco mi aiuterà a guardarmi allo specchio e magari a fare un breve applauso a me stesso. Era in cantiere da tanto, ma avevo bisogno di maturare a pieno questo progetto sia nel sound che nel vestito da dare ad ogni brano.

Non è stato facile scegliere quali canzoni inserire e quali tenere fuori a malincuore. Ci lavoro da più di un anno, con l’aiuto dei miei musicisti con i quali suono in giro. E poi a febbraio del 2019 mi sono chiuso in studio e affidato alla supervisione e produzione di Marta Venturini, con la quale avevo già lavorato per il precedente album (“Errori di Felicità”).

Il Fabbricante di Ricordi è un titolo evocativo. Tu fabbrichi ricordi che sono legati in modo indissolubile alla musica. Certe canzoni, certe parole, regalano un’atmosfera diversa ai momenti e ai luoghi. Ci sono frasi o melodie da te scritte che hanno creato ricordi particolari anche nella tua, di vita?

La definizione di “Fabbricante di Ricordi” la devo al giornalista e scrittore Stefano Mannucci, che mi definì così durante uno showcase organizzato e presenziato da lui stesso qualche anno fa in una piccola libreria del ghetto romano. Ho subito pensato che potesse essere il titolo giusto per questo album.

Ci sono diverse frasi delle mie canzoni che mi hanno particolarmente segnato: alcune di loro me le sono tatuate sul corpo, come per non perderle mai di vista e non farle allontanare dal cuore.

Nel disco ci saranno Emma, la Amoroso, Fedez e la Ferreri. Sono stati felici di collaborare sui brani in una versione inedita rispetto a quella che hanno fatto loro? Ci sono state delle difficoltà?

Tutti loro hanno accolto con grande entusiasmo la mia proposta e hanno sposato da subito il progetto. Devo dire che non sono uno che ama chiedere, quindi mi sono dovuto armare di coraggio e inviare un messaggio a ciascuno di loro in cui spiegavo il disco e il desiderio di averli al mio fianco.

Non avevo dubbi della stima e amicizia reciproca, ma l’affetto con cui hanno risposto è stata una botta emozionale pazzesca. E poi registrare in studio, incidere quella complicità e renderla eterna in una canzone, è qualcosa di impagabile. Sono davvero felicissimo del risultato e del tassello in più che abbiamo messo nel nostro rapporto.

Hai una vena rock spiccata rispetto a quando scrivi per altri. Quali sono i tuoi ascolti? Il video rimanda vagamente a un famoso video dei Blur…

Io ascolto di tutto, ma sono un eterno nostalgico: amo il suono degli strumenti acustici, l’elettronica preferisco dosarla. Sono cresciuto con il pop/rock/grunge degli anni ’90, artisti della scena internazionale come Placebo, Cranberries, Smashing Pumpkins, Nirvana per poi passare anche per i Blur, Oasis e il cantautorato impegnato di Tracy Chapman o le poesie di Damien Rice. In Italia  i due artisti cruciali per la mia formazione musicale sono stati Carmen Consoli e Moltheni (oggi noto come Umberto Maria Giardini). Ovviamente non sto a citarti Battisti, Tenco, Sergio Endrigo, Gino Paoli o Fossati, perché loro sono parte del mio dna.

Amo quel video dei Blur di cui parli ( Coffee&Tv ), ma noi non ci siamo serviti di una vera e propria animazione. L’idea per “Diamante Lei e Luce Lui” è stata del regista Michele Piazza quando gli ho mandato l’immagine dei due pupazzi che mi erano stati regalati dalla mia cara amica Silvia (che è il “Diamante” cui è dedicata la canzone). I due pupazzi sono la rappresentazione di me e lei e ho sposato immediatamente l’idea del regista di “farli muovere” in un mondo che non è alla loro misura, trasmettendo valori di uguaglianza, amicizia e rispetto per ogni forma d’amore.

Per scrivere, ascolti musica scritta da altri? Quali sono le fonti che ti danno la giusta ispirazione?

Ascolto tanta musica sia per lavoro che per passione. Di solito le fonti che mi danno maggiore ispirazione sono i progetti di nicchia, quelli che un tempo venivano definiti “indie”. Quelli non passati dalle radio, quelli che se ne fregano delle logiche del mercato, delle mode del momento e che vanno perennemente controcorrente. È lì che principalmente si nasconde una bellezza tanto effimera quanto autentica.

Quali sono i programmi per settembre, oltre all’uscita de Il Fabbricante di Ricordi, il 13?

Di sicuro farò un po’ di instore in giro per l’Italia, presentando il disco anche con uno showcase acustico. E poi magari seguirà un tour: il palco è il mio habitat naturale ed è lì che mi sento a mio agio. Vorrei far arrivare a chiunque il messaggio di questo album: soffermiamoci ancora sulla musica, ascoltiamola con attenzione e facciamo in modo di creare sempre nuovi ricordi. In una società che ci preferisce distratti e in cui i rapporti interpersonali si esauriscono con un click, un ricordo può ancora far la differenza. Ciascuno di noi può far la differenza.

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