SELTON: tutte le culture del mondo convivono in Piazzale Loreto

Abbiamo incrociato Ramiro dei Selton sul balcone del loro quartiere generale, a Loreto, dopo la presentazione del nuovo disco Manifesto Tropicale.

Questo è il quinto album dei Selton, gruppo brasiliano formatosi a Barcellona e residente a Milano. Quattro amici di Porto Alegre, ex compagni di scuola, si rincontrano per caso in Spagna, vengono notati da un produttore italiano che li invita a Milano a registrare il primo disco e da allora non abbandonano più la città.

É arrivata la Universal Music! Come vi siete conosciuti?

Tutto è successo in modo naturale anche se loro ci corteggiavano da po’, infatti, noi facevano le fighe di legno. L’anno scorso poi sono venuti anche al Mi Ami Festival quando abbiamo suonato con il disco appena pubblicato e lì è nato un po’ tutto. Un feeling molto particolare che ci ha convinti nella decisione.

Cosa ti aspetti da chi ascolterà questo disco?

Sono curiosissimo nel vedere la reazione che avrà la gente, perché lo sento molto diverso. Sono raccontate cose diverse, ci sono più pezzi riflessivi, più bassi rispetto al precedente.

Forse dietro ogni pezzo c’è un po’ della vostra storia no?

In qualche modo sì! Ma non racconta la nostra storia in maniera così didascalica, però c’è tanto della nostra identità. Infatti dal nome forse si capisce proprio che abbiamo trovato la nostra. Questo mix, questo melting pot di culture, di lingue e d’influenze che arrivano da tutti i lati.

Nell’album c’è un brano ti tocca particolarmente?

É una scelta difficile ma sceglierei Terraferma, un brano che è nato in maniera molto autobiografica ma che ha due chiavi di lettura e contiene il messaggio del disco. L’idea del titolo infatti l’abbiamo presa non dal manifesto antropofago scritto durante gli anni 20 da Oswaldo de Andrade, dove c’è un’analisi sull’identità del brasiliano che fin dalla sua nascita è abituato a assorbire culture che gli arrivavano da fuori, ma proprio dal fatto che noi siamo nati stranieri, perché abbiamo tutti origini altrove. Io per esempio ho padre egiziano, nonno greco, bisnonna italiana e madre con origini dall’est europa. Oggi ci troviamo a Milano e ci ritroviamo nello stesso contesto, basta che fai un giro per Loreto e vedi tutte le culture del mondo.

Come vi siete conosciuti?

Ci conosciamo da quando siamo ragazzini, abbiamo fatto lo stesso liceo e i genitori di Ricky sono amici dei miei dai tempi dell’università. Però realmente ci siamo incontrati a Barcellona tutti in viaggio e abbiamo iniziato a suonare per strada. Poi è arrivata la trasmissione di Fabio Volo «Italo Spagnolo» con il suo produttore musicale che è letteralmente impazzito per noi quando facevamo i Beatles riarrangiati alla nostra maniera. Qui è iniziato tutto.

Come avete fatto a girare il video Cuoricini suonando in piedi sul Tagadà?

(ahaha) A guardarlo non sembra così difficile invece è stato devastante. Siamo andati anche un giorno prima per provare, ore e ore sotto il sole con la ballerina Melania Pallini però alla fine ne è valsa la pena.

Ma una ragazza per conquistarvi da sotto al palco cosa dovrebbe fare?

Eh… Diciamo niente di scandaloso, forse (ahah).

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