DIMENSIONS FESTIVAL: una vacanza a suon di musica

Dimensions Festival è un festival giovane: ha compiuto quest’anno i cinque anni di vita, ma in pochissimo tempo si è affermato nell’olimpo degli eventi da non perdere. La location è senza dubbio uno dei punti di forza del festival che batte bandiera britannica ma organizzato in uno dei luoghi suggestivi dell’Istria, nella vicina Croazia, terra di incredibili paesaggi, mare cristallino e non ultima, ottima cultura gastronomica. 

photo Dan Medhurst 

dimensions festival

Si parte il mercoledì con il concerto d’apertura nella suggestiva cornice dell’arena di Pula, teatro romano che vede protagonisti un Kamasi Washington e band in grande forma ad aprire la serata, e il sempre vincente live dei Massive Attack – anche se in questo caso di difficile comprensione poiché i visuals, come da tradizione, vengono scritti nella lingua locale – e a conclusione un Moodymann che non impressiona, ma non delude.14125555_903370289769559_7067810036927165944_o

Dal giovedì si passa al sito del festival vero e proprio: Fort Punta Christo, una fortificazione militare abbandonata risalente al 1800, importante punto strategico militare situata su un promontorio che si allunga sul mare davanti alle isole Brioni, famose per essere state, ai tempi della Jugolavia, sede estiva del maresciallo Tito e ora parco nazionale.

L’evento si divide in due momenti: il Beach Party, attivo tutti i giorni dalle 12 alle 21 circa, con un susseguirsi di DJ set e live direttamente sulla spiaggia di Puntižela. Si prende il sole, si fa il bagno, si balla dentro e fuori dall’acqua trasparente, sui ciottoli bianchi, immersi in una natura che mantiene intatto il suo fascino.

Un piccolo sogno, una vacanza felice con la colonna sonora di un Jeremy Underground che non delude mai, le meravigliose cassette africane di Awesome Tapes From Africa, la samba ricercata di Antal, il suggestivo live elettronico di Harvey Sutherland e a conclusione del tutto, l’ultimo giorno, l’addio alla spiaggia con la presa bene di Hunee. Questi sono quelli che, tra gli altri, hanno impressionato maggiormente, questi sono quelli che, tra gli altri, hanno creato un’atmosfera perfetta, accompagnando i pomeriggi fino al tramonto, sempre così bello da fare male.14115468_901674459939142_7002698153638515082_o

Se la parte diurna è una vacanza, la parte serale è un lavoro vero e proprio. Dimensions è un festival difficile, si cammina tantissimo, in sentieri sterrati, sassi appuntiti, in una natura selvaggia e palchi con sound system della madonna situati però su terreni impervi e a volte scoscesi, ma soprattutto polverosi. La terra rossa istriana ti si attacca addosso, sui vestiti, sulle scarpe, sui capelli, e non ti abbandona anche dopo giorni interi, viene a casa con te, ricordo e trofeo di questa esperienza.14138267_903372899769298_1413813431340136363_o

Lo slot notturno è composto da otto palchi: in cima alla prima salita troviamo il Clearing, il main stage, che ha ospitato gli act più importanti della manifestazione.

Si comincia il giovedì, che vede infilare una felicissima tripletta con un Marcellus Pittman che sostituisce Joe Claussel – fortunato evento, anche alla luce del set che il giorno dopo Claussel propone allo Stables, nello slot che doveva essere di Pittman: ottima la selezione ma da tagliargli le mani; forse sarà anche il suo marchio di fabbrica ma Joe spippola (come si dice in gergo tecnico) troppo con gli effetti e non fa mai partire il dancefloor.

Tornando al Clearing e al giovedì, Jeremy Underground e poi di nuovo Moodymann in buona forma chiudono al meglio la prima giornata.

Più in alto, dove si concentrano gli altri stage, troviamo il The Moat – ricavato dentro il fossato della fortezza, stretto, lungo e scuro e per questo dedicato principalmente ai set techno – con lo showcase di Hessle Audio con PangaeaBen Ufo e Pearson Sounda portare alta la bandiera di Albione con il loro talento e la loro capacità di suonare una techno potente ma mai noiosa.14115671_903370409769547_7103684604387728318_o

Il giovedì inoltre è una sorpresa nostrana ad aprire la Noah’s Ballroom, il palco rotondo creato dentro una torretta della fortificazione (incredibilmente bello perché circondato da mura ma privo di tetto, e a far da copertura alberi illuminati da luci colorate): il milanese Samantha, che nonostante il nome altri non è che Fausto Sinesi di Dude Club.

Il venerdì lascia un segno il live di Virginia, che non suona ma canta con grande energia accompagnata dai soci Steffi e Dexter, in uno show inaspettato e godibilissimo sul palco del Void.

Al Clearing invece c’è solo Lerry Heard aka Mr. Fingers, con un live atteso da più di 20 anni che incolla e incanta il pubblico al dancefloor con il momento più alto rappresentato da “The Sun can’t compare” che qualche collega ha definito una messa cantata: mai definizione fu più azzeccata, un coro di migliaia di persone all’unisono e brividi lungo la schiena.

Dopo questo, nulla ha più senso, ed è meglio conservasi per il sabato, che viene invece monopolizzato dal The Void, dedicato alla label olandese Rush Hour, con un divertentissimo Soichi Terada, che suona strumenti, canta in giapponese, balla sul palco con mosse da manga. A seguire, è solo merito di Hunee se è possibile portare quella che – sempre in gergo tecnico – amiamo chiamare “presa bene” a un livello più alto il coreano continua il lavoro cominciato dal collega Terada aggiungendo allegria all’allegria con un b2b insieme l’amico Antal in quattro ore di musica house che non hanno reso possibile l’abbandono del dancefloor, nemmeno con tutta la buona volontà del mondo.14102833_903370299769558_2186034073522744997_o

La domenica sinceramente è un giorno di troppo. Tre giorni pienissimi di ottima musica oltre al concerto di apertura fanno si che l’ultimo giorno diventi quasi ripetitivo e ridondante.

La formula perfetta sarebbe concludere la domenica alle 21 in spiaggia, ma se così fosse stato, non si avrebbe avuto la possibilità di sentire quello che personalmente ritengo una epifania, cioè il croato Ilija Rudman, con un set in vinile disco funk all’accidentato Garden, e Moomin, produttore berlinese con la passione per la deep house, visto al Void.

La stessa sera allo Stables, Fett Burger e Sotofett si cimentano in un b2b lungo 9 ore, mentre al Moat chiude una Helena Hauff in grande forma.14124396_903370116436243_7056623546595767360_o

La conclusione del Clearing ancora una volta è stata affidata a Motor City Drum Ensemble anche se stavolta Danilo non ha impressionato particolarmente; è sembrato più un riassunto di tutto quello che abbiamo ascoltato attraverso quattro giorni di bellissima musica e grandi act.13975336_903374736435781_4540439688844525494_o

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