Karen Elson: «Sono allergica alla vita» – intervista all’ex top-model che torna con il secondo album Double Roses.

L’ex top model consolida la sua carriera di cantautrice con l’album Double Roses, che segue a dieci anni di distanza l’acclamato debutto The Ghost Who Walk prodotto dall’ex marito Jack White.

Ci sono momenti in cui esperienze personali ti portano a essere in sintonia con una persona sconosciuta, con Karen Elson è successo così, ci sono bastate un paio di parole per avvertire un feeling particolare.

Seduti nel lussuoso Hotel Principe di Savoia tra giovani ereditiere russe – che si lamentano se la temperatura del tè non è quella giusta – e vecchie rifatte e annoiate, ci ritroviamo a parlare a ruota libera di sentimenti e di come sentirsi a proprio agio in ruoli che ci vengono dipinti addosso ma che non corrispondono alla realtà.

Come quando Karen faceva la modella e non riusciva a riconoscersi in nessuna foto, «era come osservare un estranea». Questo album ha riportato a galla la vera Karen a cominciare dall’artwork, una foto che la ritrae immersa in un mare burrascoso, fatta da un amico e uscita per caso, ma in cui finalmente riconosce se stessa.

«Scusami sto mangiando una caramella, ho la gola chiusa dall’asma e gli occhi appiccicosi insomma non sono in forma, ho una forte allergia».

 

Karen Elson, ex top model, consolida la sua carriera di cantautrice con l’album Double Roses
La cover di Double Roses, il nuovo album di Karen Elson

Mi dispiace figurati, ma a cosa sei allergica?

«Mah… alla vita?!»

Comincia così il nostro incontro mentre la hall dell’albergo s’illumina della sue radiosità, nonostante non sia in piena forma Karen, bellissima, è un fiume in piena pronto a straripare la gestazione del suo nuovo album.

E’ tutto il giorno che edito il mio primo video, ho fatto la regista per la prima volta e ci tengo che venga un buon lavoro, che corrisponda all’idea che avevo in mente. Volevo ricreare un mondo sommerso cupo e tempestoso come quello dello scatto di copertina.

Uno scatto molto suggestivo, immagino non sia stato facile scattare in acqua, chi era dietro l’obbiettivo?

Invece è stato uno scatto casuale, ero sull’oceano a casa del mio amico Phil, ho deciso di fare un bagno e lui mi ha seguito con la macchina fotografica e ha scattato, è stato tutto molto innocente ed è uscita una foto così potente e carica di significato per me, ma questo è il bello della fotografia. E ti dirò di più quando guardo questa foto vedo per la prima volta me stessa, riesco a vedere la mia anima e per questo l’ho scelta perché racconta l’esperienza che ho vissuto scrivendo questo disco per cui ho nuotato in acque cupe e profonde cercando di restare a galla e raggiungere la terra ferma. Ho moltissime fotografie appartenenti al mio periodo di modella scattate dai più grandi fotografi, ma quando le guardo è difficile per me riuscire a vedere me stessa.

Mi parli di un mondo cupi e sommerso ma hai intitolato l’album Double Roses, qual è il nesso tra un fiore come la rosa sinonimo di amore e il tormento che hai attraversato?

La poesia di Sam Shepard ha ispirato il titolo, adoro il suo lavoro, il modo in cui scrive.

Un amico mi ha regalato il libro Motel Chronicles che contiene la poesia Double Roses e quando l’ho letta ha smosso qualcosa in me, mi ha parlato delle stesse acque cupe in cui mi trovavo.

Karen Elson, ex top model, consolida la sua carriera di cantautrice con l’album Double Roses

Cosa sia una “rosa doppia” non lo so ma nemmeno m’interessa, ma so che quella poesia mi ha fatto sentire improvvisamente forte e mi sono connessa immediatamente con i suoi versi.

Ti sei sentita vulnerabile scrivendo questo album anche se hai appena detto di aver ritrovato la forza?

Oh non preoccuparti prima di sera sarò nuovamente vulnerabile… è una linea sottile. Ogni volta che prendo la chitarra per scrivere una canzone mi sento vulnerabile, mi chiedo se sarà un pezzo valido, se comunicherà qualcosa, credo che quando si scrive una canzone vada seguito il subconscio più che il momento, perché le canzoni accadono non so come ma è così. Quando ho scritto Distant Shore il pezzo che chiude l’album avevo appena rotto con un ragazzo con cui uscivo da pochi mesi, mi sono svegliata una mattina e mi sono detta: «non posso più frequentare questa persona» e anche se lui ha cercato di trattenermi io me ne sono andata perché ho capito che era una situazione che mi metteva a disagio perché questa persona mi trattava come un trofeo da mostrare, così presa da questo impeto ho scritto i versi «I am alone, I am free. No one’s come and conquer me» (io sono sola, io sono ibera. Nessuno potrà arrivare e conquistarmi). Non voglio più stare con un uomo che pianta la sua bandiera su di me come se avesse conquistato la luna, cerco un rapporto egualitario. E’ facile in una relazione mettere una persona su di un piedistallo e è sbagliato, questa canzone è il mio statement è il mio atto di ribellione; certo non volevo scrivere le mie confessioni in stile Taylor Swift, le mie canzoni non parlano di persone ma delle mie esperienze personali e di come le gestisco, e fidati spesso lo faccio veramente in malo modo e sto male tanto che devo scrivere una canzone per imparare in futuro a gestirle in modo migliore.

Dieci anni per scrivere un album sono tantissimi, tu sarai cambiata anche molto come persona o sbaglio?

Certo la vita mi ha cambiato, ma la verità è che non ero pronta, pensare di condividere di nuovo la mia voce mi metteva in apprensione, ho affrontato un divorzio, ho due bambini piccoli e fare la mamma è un lavoro full time, allo stesso tempo non avevo un produttore ne un etichetta discografica ma continuavo a scrivere canzoni senza sapere che fine avrebbero fatto. Più volte ho pensato che forse nessuno avrebbe più visto del potenziale in me poi un paio di produttori hanno anche declinato la mia offerta di lavorare al disco e così quella canzoni sono diventate il mio diario personale e quando me ne sono resa conta ho cominciato a trattarle come se lo fossero realmente. Sono canzoni vere che trasmettono sentimenti.

Qual’è l’ultima canzone che hai ascoltato oggi?

Mi sono rinnamorata dei R.E.M. e ultimamente non ascolto altro, non molto tempo fa ho cantato una canzone con Michael Stipe per un tributo a David Bowie, Michael è un caro amico è un puro di cuore non che una persona estremamente sensibile. Non ascoltavo i R.E.M. dagli anni 90 e dopo quell’esperienza ho riascoltato Drive e ora non riesco a smettere di ascoltarli.

Mi racconti un segreto?

Quando ascolto Landslide di Stevie Nicks mi metto a piangere perché il linguaggio metaforico di cui parla è la lotta alla sopravvivenza e io la conosco bene.

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