I THINKABOUTIT ritornano con un suono colorato alla Wes Anderson

“I Fly High” è il nuovo singolo dei THINKABOUTIT  ed è su Spotify ma anche su tutte le piattaforme streaming per Totally Imported by Artist First.

Per chi non lo sapesse il collettivo nacque a Bari nel 2013 pubblicando il loro primo EP intitolato “Sulle Grate”.  Invece il disco d’esordio “In Secondo Piano”, li ha portati in tour per più di 40 concerti in tutta Italia.

Noi di Urban siamo in attesa del loro prossimo  disco “Marea” previsto per il 2020, nel mentre però siamo riusciti a scambiare due chiacchiere con loro davanti ad un buon caffè.

• Nuovo singolo, nuova uscita ma com’è nato il pezzo?

I fly high è stato il primo pezzo ad essere stato scritto dopo i due anni di pausa. Per noi rappresenta la nuova partenza del collettivo, il seme che ha permesso di far germogliare il tutto. La ricerca sonora che è stata portata avanti nella scrittura di questo pezzo è servita poi come chiave di lettura per tutti i brani successivi e quindi per noi rimane un brano fondamentale.

• Quando l’ascolto vedo diversi scenari nella mia mente, secondo voi sarebbe la colonna sonora perfetta di quale film o serie televisiva? In che scena?

Ci piace pensare che la nostra musica sia evocativa e che permetta di far visualizzare all’ascoltatore vari scenari.

Più che un film o una serie ben precisa, ci piace paragonare il progetto ai film di Wes Anderson dove la palette di colori è predominante ed è quasi parte principale del film.

Il colore del grano, l’azzurro turchese del mare che si confonde con il cielo, il bianco della roccia viva: sono questi i colori che impattano in mente all’ascolto del pezzo.

• Dietro il brano c’è una ricerca molto accurata sul suono che accompagna il testo, il momento della ritmica finale è pazzesca. Quanto è importante per voi questa ricerca oggi che siamo in un contesto musicale pieno di pre-set?

Tantissimo. Non abbiamo lasciato nulla al caso. Ogni suono è stato ponderato e studiato, dal singolo suono di batteria, alla linea melodica della chitarra. Per noi la ricerca sonora è stata punto focale della pausa, proprio per poter essere in grado di valorizzare determinate scelte artistiche che rappresentassero al meglio la nostra identità di singoli e di gruppo.

• Quando vi siete innamorati per la prima volta della musica?

Questa è una domanda alla quale dovrebbero seguire 500 righe ma cerchiamo di essere super brevi. Ognuno di noi si è avvicinato alla musica super presto. Tutti abbiamo avuto la fortuna di essere nati e cresciuti in famiglie in cui si masticava la musica e questo ci ha segnato inevitabilmente.

C’è chi poi si è avvicinato ad uno strumento preciso, chi ha cambiato, chi non ha mai studiato musica, ma possiamo dire che ci siamo tutti ritrovati sotto la grande famiglia della black music.

In particolare due dischi che hanno segnato maggiormente la nostra linea artistica e non sono stati ‘‘To pimp a butterfly” di Kendrick Lamar e ”Black Radio 1” di Robert Glasper. Questi due album, oltre ad aver segnato il nostro percorso artistico individuale, sono stati il punto di incontro tra tutti noi. E quando lo dico c’è un po’ di nostalgia perché questi due album hanno accompagnato innumerevoli viaggi in macchina per andare a suonare ovunque, facendo da sottofondo a ricordi unici.

• Cos’è cambiato per voi dopo il vostro disco “In Secondo Piano” ?

É cambiato tanto. La pausa è servita proprio a capire in che direzione volevamo andare e cosa volevamo comunicare dopo ”in secondo piano”.  Di sicuro il primo elemento che salta all’orecchio è il cambio di lingua. La formazione si è modificata come è sempre accaduto dalla nascita  del collettivo, ed ecco perché collettivo e non gruppo, e si è iniziata a delineare una nuova prospettiva.

Claudio, l’attuale cantante, aveva già all’attivo molti progetti personali con il nome Sup Nasa. Nella sua attività, l’utilizzo della lingua inglese imbastita di effettistica è sempre stato il suo elemento caratteristico.

È stato naturale quindi che queste sue peculiarità venissero traslate anche in questa nuova avventura. La ricerca sonora, sia in termini meramente di suono che anche di scelte armonico/melodiche, è stata la chiave di questi anni di pausa.

Si è cercato di trovare qualcosa di più personale, che potesse raccontare di più chi siamo e da dove veniamo, distaccandosi in maniera precisa da una tradizione più black che aveva caratterizzato i lavori precedenti.

Svelateci qualcosa sul nuovo disco che sta per arrivare…
Non ci piacciono gli spoiler però possiamo dire che è un album differente ma non solo dai lavori precedenti, da tutto in generale. È molto personale ed eterogeneo, con cambi di mood repentini e con un impatto sonoro molto particolare. Ogni traccia speriamo possa far visualizzare scenari diversi, come se fosse tutto un lungo viaggio.

• In una playlist perfetta prima e dopo di quale brano arriverebbe I Fly High?

Prima ci potrebbe andare Jungle di Drake, e dopo Father Stretch My Hand di Kanye West.
O la seconda opzione è Seigfried di Frank Ocean prima e How Much a Dollar cost di Kendrick dopo.

• Quali sono gli oggetti di cui non fareste a meno nella vostra vita?

Sempre rimanendo in tema di eterogeneità:
Per Gianluca gli occhiali da sole, di quelli pazzi però tutti colorati. Per Claudio le cuffie per poter sentire J Dilla almeno una volta al giorno. Per Vincenzo il moschettone, il suo sogno in realtà è fare il backliner.  
Per Marco l’orologio, di legno magari ma in ogni caso che stia bene sul marrone/verde. Per Stefano i calzini, colorati, con immagini strane e multicolor.

• Avete un rituale prima di salire sul palco?

Prima di ogni concerto ci riuniamo in cerchio e ci abbracciamo e a turno qualcuno fa un discorso motivante che culmina con il classico dei classici ‘’merda, merda, merda!’’

• In un incontro alla Celebrity Deathmatch chi affrontereste sul ring?

Wow, questa è una domanda tosta.
Facciamo i diplomatici: ci piacerebbe un bel incontro con i noi di 2 anni fa, giusto per far vedere che senso fa avere di fronte i propri sogni, le proprie insicurezze e la propria ingenuità. Sta a voi capire queste caratteristiche se si rifanno ai TAI di due anni fa o a quelli di oggi.

• Come vi vedete tra 10 anni?

Insieme, ad ascoltare di nuovo questo album e dire ‘’Mamma ragazzi, che capolavoro che abbiamo fatto’’.

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