Il vangelo fotografico di Paolo Cenciarelli

VANGELO, è il dissacrante libro fotografico di Paolo Cenciarelli. Il suo lavoro verrà presentato al pubblico il 15 Febbraio 2019 al Contemporary Cluster, all’interno dell’evento Furia, in collaborazione con Propaganda e Drago.

Paolo Cenciarelli e Vangelo rappresentano tutti coloro che hanno scelto di vivere una vita “diversa”. Impetuosa, passionale, divorante ed eccessiva. Sono portavoce di tutti coloro che hanno scelto di sedersi dal lato di tutti noi peccatori e portare avanti il nostro credo. Un credo che non tutti abbracciano e capiscono, ma che ci rende vivi.

Chi è Paolo Cenciarelli?

Sono quello che ho fatto fin’ ora, sono quello che potrò ancora fare.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere la strada del fotografo?

Forse i miei giocattoli, o meglio, i giocattoli di mio nonno. Aveva delle macchine fotografiche che ricordobellissime, nere, solide. Mi ci lasciava giocare da bambino. Poi ricordo di me durante gli ultimi anni di liceo con una piccola compatta. Era divertente essere un ragazzo che faceva delle foto, nel tempo mi sono accorto di come la fotografia mi abbia aperto le porte di molte persone, di molte storie, luoghi, situazioni ed ambienti.

Come ogni artista, senti l’esigenza di lasciare il tuo messaggio, la tua impronta nel mondo. Pensi che questa sia una vocazione o una condanna?

In questa risposta mi sento di usare la parola SPERANZA come sinonimo della parola esigenza; credo sia un bisogno piccolo quanto enorme. Non credo sia una condanna, non mi è dato sapere se ci riuscirò, ma questo pensiero non mi preoccupa.

 Fotografare qualcosa o qualcuno è raccontare, un po’ come fanno gli scrittori. In te esiste un connubio tra fotografia e scrittura?

Trovo la similitudine tra fotografia e scrittura davvero adatta alla descrizione di come io vedo la fotografia.

La fotografia è un linguaggio sintetico. Comporre sequenze fotografiche è simile allo scrivere racconti brevi o poesie, non romanzi, il fotografo deve saper essere sintetico. Ogni scatto può diventare una parola, più immagini possono essere una frase. Io cerco di affermare e di domandare. Mi capita di scrivere, se questa è parte della risposta alla vostra domanda, ma non come fotografo. Quando scrivo penso fin da subito al racconto, quando scatto ci penso dopo, quando ho le immagini, non mentre le realizzo.

Decidi di raccogliere le tue foto in un’opera prima che prende il nome di “Vangelo”, edito da Drago.Perché la scelta di questo nome sacro e profano?

Volevamo che il nome fosse un codice. In un periodo di “suburra” e “gomorra” ci sembrava adatto. Ho iniziato a cercare il nome adatto a partire da una ricerca sui nomi dati alla città di Roma: Santa Sede, Città Santa, Caput Mundi, Furia.

Ti abbiamo sentito intonare “Roma Nuda” di Califano. Scrivono della tua Raccolta fotografica che ha la stessa modalità narrativa della Roma di Caligari. Ti senti, in qualche modo, il portavoce odierno di questa Roma estrema e dissacrante?

No, non ho il coraggio di prendermi una responsabilità così grande. Io e Vangelo raccontiamo però una parte vera, solo una parte, ma una parte più nascosta di altre, non tutti hanno avuto la possibilità di farlo, forse nessun altro. Ho cercato di omaggiare una realtà romana fatta da amici, vecchi e nuovi, io sono Vangelo quanto loro.

 Il 15 febbraio 2019 Il Contemporary Cluster presenta “FURIA”. Cos’è la FURIA per te?

Una parte di quel sentimento più ampio che è la passione, la passione di chi ha sudato per farcela, ma anche di chi non è riuscito.​

L’evento è sponsorizzato da Propaganda Agency, si occuperà anche della parte musicale dell’evento. Quando e come nasce questa collaborazione?

Conobbi Andrea di Propaganda credo oltre dieci anni fa. Era un altro momento della mia vita, della sua, era un altro momento per tutti. Dopo qualche anno proposi ad Andrea una mia entrata in società e lui accettò.

Fu un anno tanto bello quanto intenso; anche se oggi non faccio più parte di quella realtà so che io ed Andrea, così come gli altri, siamo molto legati. Sono contento di aver fatto parte di quella realtà da un momento poco più che embrionale a rivederlo oggi.

Una delle tue foto preferite contenute in “Vangelo”?

Il mio migliore amico nel suo ascensore il giorno della sua scarcerazione.

Rendi omaggio a coloro che hanno scelto di vivere in maniera furiosa e che si sono sacrificati per raccontare il volto di una Roma degradata e controversa. Senti anche tu di aver sacrificato qualcosa come i tuoi “padri”?

Spesso combatto con l’idea del fallimento, intendo dire che spesso guardo alle mie perdite ed alle cose che ho sacrificato; poi normalmente guardo più in la’.

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