Luca Font: il mio lavoro? Un almanacco del giorno dopo

“Scegli una passione e falla diventare il tuo lavoro” Artisti, artigiani, fotografi, rapper, filmaker. 6 storie che sanno di dedizione e genio, di creatività e meccanica, di amore e verità. 6 personaggi scelti da Urban per CAT.

Writer, scultore, artista, Luca Font è uno dei tatuatori più affermati in Italia. Il tratto semplice e pulito che caratterizza i suoi lavori di writer ha plasmato lo stile unico dei suoi tatuaggi. Che l’opera in questione sia sulla pelle, su una tela o su un muro non è importante, l’importante è esprimerla. Il tatuaggio è una forma d’arte antichissima che in questi anni ha spopolato, toccando picchi di popolarità altissimi, talmente alti che basta guardarsi attorno e rendersi conto di essere l’unica a non essere tatuata.

 

Chi sei? Come ti chiami? Quanti anni hai? Da dove vieni?

Mi chiamo Luca e sono nato a Bergamo nel 1977.

Sei un artista e un tatuatore, consapevoli del fatto che una cosa non escluda l’altra, riesci a riconoscerti più in un ruolo che in un altro? Cioè ti senti più vicino a essere un artista o a essere un tatuatore?

Più che tatuatore penso di potermi definire un artista che fa tatuaggi, dal momento che il mio output creativo è piuttosto vario e la mia ricerca ruota intorno a un linguaggio visivo più trasversale.

Per alcuni i tatuaggi hanno un significato particolare, per altri sono degli ornamenti estetici, per altri ancora sono semplicemente una moda, tu che significato dai?

Qualsiasi tatuaggio finisce per ricordarti il momento in cui l’hai fatto e cosa stava succedendo nella tua vita in quel periodo. Con il tempo tutto il resto non conta più!

Raccontaci le tappe del tuo percorso artistico. Da dove è partito tutto?

Senza dubbio è partito tutto dai graffiti, sono stati insieme il mio percorso di vita e la mia scuola d’arte.

Quali sono le tue ispirazioni? E il tuo colore preferito?

La quotidianità mi sembra la fonte di ispirazione più interessante perché è impossibile raccontare quello che non vivi in prima persona. Non ho un colore preferito, ma da piccolo era il giallo.

Attraverso le tue opere cosa vuoi trasmettere? Ti piace lanciare un messaggio?

Rappresento spesso ciò che mi circonda e le sensazioni che mi trasmettono i luoghi, gli eventi e le persone. Non amo i messaggi universali perché sono per lo più prevedibili e stereotipati, in questo senso considero il mio lavoro più come un almanacco del giorno dopo.

Dai graffiti ai tatuaggi, ti senti appartenere a una generazione underground?

Più che altro a una generazione in cui aveva senso parlare di underground e mainstream, con gli anni duemila questa distinzione è gradualmente venuta meno

Quali sono i tuoi progetti futuri? Le tue ambizioni?

Ho sempre più cose da fare che tempo per farle!

 

 

photo GIORGIO SERINELLI

grooming MARCELLA RAMUNDO @PRO*LAB ACADEMY

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