5 Domande ai Grandbrothers prima di quelle esibizioni uniche al mondo

Domani 14 aprile al Circolo Degli Illuminati di Roma si esibiranno i Grandbrothers grazie alla rassegna di concerti Battito.

Il duo ha un suono molto originale che consiste nel mix di pianoforte ed elettronica, loro sintetizzando un sound sia classico che moderno in una vera e propria sperimentazione di design sonoro.

Non avete ancora ascolto il loro primo album “Dilation” ??
Be’, che state aspettando? Cliccate qui e sopratutto QUI per ascoltare l’altra meraviglia dal titolo “Open”.
Nel frattempo tra una loro pausa prove e l’altra durante il soundcheck gli abbiamo chiesto 5 curiosità che non ci facevano dormire la notte.

Come sta andando il Tour Europeo?

Per ora sta andando alla grande! Siamo solo alla quarta data ma tutti gli spettacoli realizzati finora sono andati molto bene.
Il pubblico è sempre stato fantastico e non abbiamo perso ancora niente della nostra attrezzatura, almeno per ora…
Nel complesso siamo molto soddisfatti e speriamo di continuare ad esserlo per il resto del tour!

“Dilation” è il vostro primo album ed è stato un grande successo. Con quale occhio lo vedete oggi? Quale è stata la vostra evoluzione musicale?

Pensiamo che il nostro sound si sia evoluto tantissimo. Per il nostro secondo album “Open” abbiamo lavorato molto di più sugli effetti (delay, riverberi e distorsioni) per trovare nuove sonorità da far uscire dal pianoforte. Avevamo già iniziato a farlo in DIlation, ma se dovessimo mettere i due lavori a confronto, in “Open” le tracce sono più dense, il che le rende più emozionali e intense.

Aldilà della musica elettronica: quali sono le vostre principali influenze musicali?

Oh sono davvero tantissime!
Ascoltiamo jazz, musica classica soprattutto quella minimale, hip hop…
Il fatto è che proviamo a vedere la musica in una dimensione più ampia possibile, e per fare questo cerchiamo di ascoltare sempre cose nuove e soprattutto diverse.

Pensiamo che questa cosa si rifletta molto nella nostra musica.

Non puoi racchiuderci in un solo genere, perchè siamo molto ibridi. Nelle nostre tracce puoi trovare elementi jazz, ambient, house, dub…

Avete un modo per trovare un equilibrio tra il mondo elettronico e gli strumenti o i suoni organici? Come lavorate su questo aspetto?

Proviamo a dare lo stesso spazio all’elettronica quanto al piano. Non è semplicemente una sonata di pianoforte con qualche effettino sotto.

Per noi entrambi le parti hanno la stessa importanza e l’una dipende assolutamente dall’altra. E’ davvero divertente cercare questo equilibrio.

In alcuni momento il piano può diventare un elemento di sottofondo, in altre invece si prende tutta la scena, ma alla fine nel complesso ci deve essere un esatto equilibrio.

Che tipo di emozioni e atmosfere volete trasmettere nei vostri concerti?

Ovviamente l’importante è arrivare alla gente ed emozionarli.

Le nostre canzoni sono pieni di momenti emozionali, vogliamo che emergano tantissimo quando siamo sul palco e dobbiamo dire che la maggior parte delle volte per fortuna ci riusciamo.

Il nostro spettacolo è tutto basato su questo creare un atmosfera molto emozionale. Ascoltarci dal vivo può essere davvero un bel viaggio!

 

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