Una bomba nucleare chiamata bikini

Sembrerebbero non avere nulla in comune le missioni nucleari e il costume da bagno, noto come bikini. Eppure, perfettamente affini, essi rappresentando, l’uno per l’altro, una parte di storia totalmente complementare.

Quella del 1946, anno in cui il sarto Louis Réard creò il primo bikini della storia, sotto il cielo parigino di una notte del 5 luglio.
Nello stesso anno e durante la stessa estate, sotto quello dell’Oceania, in particolare nell’Atollo di Bikini, Isole Marshall, venivano svolti una serie di test nucleari da parte degli Stati Uniti d’America, denominati operazione Crossroads.

Lo scopo era quello di indagare su quale effetto le bombe avessero sul mare, sulle isole e sulle navi.

Una casualità? Decisamente no. Louis Réard, riteneva che la sua creazione avrebbe avuto effetti esplosivi all’interno della società, creando disapprovazioni e scontenti legati ancora al troppo senso del pudore proprio del periodo in questione.

E così fu, tant’è vero che il bikini venne accettato dal senso comune solamente nel 1958, quando Brigitte Bardot lo indossò per il film Et Dieu créa la femme.

Brigitte Bardot

Prima di allora, solo un’altra donna ebbe il coraggio di farlo sfilare a bordo piscina, la spogliarellista del Casinò de Paris, Micheline Bernardini.

Una rivoluzione indotta da un uomo per le donne, come per anni successe all’interno dello stesso mondo della moda, quando ancora la voglia di liberazione femminile dalla collettività e dai suoi canoni imposti era troppa e aveva il potere di dettare regole sul come vestirsi e automaticamente sul come comportarsi e comunicare la propria immagine.

Micheline Bernardini

Il rinnovo, avvenne tramite la musica, con la canzone del 1960 Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini di Brian Hyland e il cinema, in Italia con Stefania Sandrelli in Divorzio all’italiana del 1961, nel 1962 con Agente 007 – Licenza di uccidere e nel 1963 con il film Beach Party.

Nel 1964 invece, il bikini rivoluziona anche la moda, merito dello stilista André Courrèges che presenta una collezione di abiti decisamente corti per l’epoca e Mary Quant, con cui nacque la minigonna e un sommovimento generazionale che da Londra si espanse velocemente.

Fino al 1968, anno in cui il reggiseno venne bruciato in piazza, simbolo di ribellione, spezzando notevolmente lo stato di imbarazzo che il costume aveva creato nella società e trasformandolo in un simbolo, quello pop dei fumetti, per dargli ancora una nuova vita.

Vita che, oggi, assume vesti sempre differenti e nuove, portando il bikini a diventare un vero a proprio accessorio moda, da sfoggiare.

Written By
More from Francesca Ortu

The fucking mad world of Amy Winehouse

Ho guardato il documentario Amy – The Girl Behind the Name, fatto...
Read More