Passengers che delusione, tanto amore poca fantascienza.

Un meccanico e una scrittrice si risvegliano accidentalmente durante un lungo viaggio verso un nuovo pianeta da abitare: molto amore, poca fantascienza.

Siamo soli nell’immenso spazio che c’è.

Soli nello spazio profondo Chris Pratt e Jennifer Lawrence, un meccanico e una scrittrice, hanno tutto a disposizione per stare insieme.  Lui la corteggia a lungo, lei si innamora gradualmente e vivono il primo anno insieme come una coppietta felice.

Tutto bene se si dovesse parlare di una commedia romantica. Tutto noioso se si parla di un film di fantascienza.

Questo è Passengers, il film di che mette la Lawrence e Pratt in viaggio verso un nuovo pianeta da abitare levandogli tutta l’umanità (i due si sono svegliati mentre gli altri dormono un sonno criogenico per altri 90 anni) e crea la metafora delle metafore per raccontare l’esigenza di avere qualcuno accanto.

Se si dovesse parlare di una commedia romantica sarebbe tutto ok ma Passenger è un film di fantascienza e questo aspetto sdolcinato rende tutto noioso.

Un meccanico e una scrittrice si risvegliano accidentalmente durante un lungo viaggio verso un nuovo pianeta da abitare: molto amore, poca fantascienza.

Questo film di fantascienza, che di fantascienza ha ben poco, prende l’ambientazione di Wall-E, gli toglie l’ironia, e ci ambienta la storia di un uomo solo che cerca disperatamente l’amore ed è disposto a tutto pur di trovarlo. In questo Passengers è coerente e porta avanti il suo intreccio fittizio per tre quarti del film con grande abilità facendo crescere l’attenzione per i corpi e il loro contatto.

Un film insipido dove l’amore prende il sopravvento sull’azione e sulla fantascienza stessa.

Il film non mostra niente fino a quando nel finale qualcosa scatta, una parte più d’azione che dialoga con la paura del disastro e la fobia fondata da Gravity di essere persi per sempre nello spazio.

Buchi di trama impensabili e poca pochissima soddisfazione o sorpresa. Un gran peccato.

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