Intervista a Adam Green

Adam Green valica la porta della Trattoria da Lina di Milano e ci chiede: «Conoscete la storia dell’uomo che si scopava i quadri di Fontana?». La  location è ferma negli anni ‘60 amata e frequentata dai cultori del vintage-kitsch made in Italy, Adam saltella e sorride con quel fare un po’ trasandato e stropicciato, che su di lui fa tanto figo, ma in realtà è in disappunto, è lunedì, giorno di chiusura per la maggior parte dei musei italiani e non se ne capacita, voleva vedere qualcuna delle nostre meraviglie.

Ama cibarsi di cose Adam; arte, musica, fotografia, cinema, è curioso e sarebbe strano il contrario se pensiamo che a soli 15 anni, solcava i palchi di tutto il mondo con la sua babysitter Kymia Dawson che intuendone le potenzialità, lo coinvolse in quel duo strampalato e meraviglioso che oggi è stato messo in pausa, i Moldy Peaches.

Oggi Adam ha 34 anni, è un personaggio chiave della scena arty newyorkese, ha pubblicato 7 album e girato due film, il primo del 2011 ripreso con un iPhone s’intitola The Wrong Ferrari, definito da Rolling Stone USA un Fellini sotto Ketamina, mentre il secondo, Adam’s Green Aladdin – rivisitazione poetica ed umoristicamente riot, del classico racconto de Le Mille e Una Notte – è in uscita imminente, insieme all’omonima colonna sonora.

Finanziato con un crowfounding, Aladdin è un film visionario e psichedelico, che vede Green nel ruolo protagonista esplorare i recessi della sua immaginazione simbolica, rimandando ad un Michel Gondry o ad uno Jodorowsky in acido. Natasha Lyonne, Macaulay Culkin, Alia Shawkat, Francesco Clemente, Har Mar Superstar, Devendra Banhart, Bip Ling, Jack Dishel, e Zoe Kravitz sono la parata di star che compone il cast di questo film stupefacente.

HAI FATTO UN REMAKE DI ALADIN, CON SCENOGRAFIE E SET DI CARTAPESTA, CHE SEMBRANO DIRETTAMENTE ESTRAPOLATI DA UN CARTONE ANIMATO, COM’È SUCCESSO?

adam green
Un frame di Aladdin di Adam Green

Intanto grazie, sei la prima persona che m’intervista su questo progetto e sa quello che ho fatto… L’ho appena presentato a Basilea alla Fondazione Beyeler, in realtà era una preview perché il progetto non è ancora ultimato e comprendeva una mostra con alcuni props del film ed un concerto, la cui scenografia faceva parte del set del film, il fatto che siano di cartapesta mi permette di portarli con me e di starci dentro ogni volta che voglio. La Fondazione Beyeler è famosa per esporre lavori d’arte moderna con retrospettive dedicate a maestri quali Rotcho e Gerard Richter. Ogni anno decidono di dare spazio ad un giovane e quest’anno hanno invitato me. Ho lavorato a questo progetto per tre anni dedicandomici tutti i giorni, ci sono voluti 15 mesi solo per creare tutti i props che sono 500 e 30 stanze interamente costruite. Ho scritto la colonna sonora, l’ho diretto e ne sono il protagonista, non avrei mai pensato di lavorare così tanto ad un progetto né di riuscire a portarlo a termine. Credo che le persone ci metteranno un attimo a capire quello che ho fatto, non è immediato e per questo per la prima volta ci tengo a spiegarlo in prima persona. Non è solo un film o solo un album, è un art project, anzi no è folk art realizzato da una comunità di artisti senza i quali non avrebbe mai visto la luce.

SO CHE HAI CHIESTO AIUTO VIA INTERNET AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE D’ARTE, È BELLO COME SEI RIUSCITO A COINVOLGERE TANTE PERSONE E A CREARE UN LAVORO DALL’IDENTITÀ COSÌ FORTE CHE PRINCIPALMENTE ERA SOLO NELLA TUA TESTA. E’ STATO DIFFICOLTOSO?

Internet è meraviglioso in questo, hanno risposto al mio invito studenti delle scuole d’arte, di cinema, persone motivate e altre semplicemente annoiate a cui abbiamo risolto il come passare l’estate. Abbiamo fatto tutto al Brooklyn Warehouse che è in una zona isolata, più di mezz’ora a piedi da qualsiasi mezzo ed una volta che sei lì sei lì… non so se mi spiego. Era un chaos apparente, la produzione si mescolava con la gente del posto, attori che diventavano amici di musicisti, personaggi sopra le righe che nessuno sapeva da dove sbucassero diventavano improvvisamente un aiuto essenziale, è stata un’estate molto strana ma piacevole, era come vivere nel nostro mondo e tutto quel che succedeva all’esterno non ci riguardava. Come musicista il mio approccio al cinema è molto ludico, sono un intrattenitore e capisco il pubblico che ho davanti quindi se dirigo un film non voglio che sia solo un pezzo d’arte, ma punto sull’intrattenimento.

IL GENIO DELLA LAMPADA NEL TUO FILM È UNA STAMPANTE 3D CHE REALIZZA QUALSIASI COSA, È QUASI COME SE AVESSI UNITO I SIMBOLI DEL CONSUMISMO ODIERNO CON I PERSONAGGI CLASSICI DELLA STORIA, TI CI RITROVI?

La principessa di Aladdin a bordo della sua Ferrari
La principessa di Aladdin a bordo della sua Ferrari

Sì, perché penso che per chi lo guarderà sarà più facile immedesimarsi. La lampada è una stampante 3D con un’interfaccia, una sorta di Siri ed è interpretata da Francesco Clemente il pittore napoletano. Mentre per quanto riguarda la principessa volevo fosse contemporanea quindi è una persona à la Kardashian che guida una Ferrari. Ho fatto anche dei cast su Instagram reclutando persone che avessero almeno all’apparenza una vita sociale fantastica con milioni di followers.

QUAL È L’OGGETTO PIÙ STRANO CHE HAI CREATO PER IL FILM?

Il trono a forma di Bibo (Big Bird in inglese, il grande uccello giallo di Sesame Street), ora che ci penso faccio fatica a ricordare come lo abbiamo realizzato, ma no aspetta… la cosa più folle credo siano state le linee nere presenti su qualsiasi oggetto, poiché avendo lavorato a più mani avevo paura che il risultato finale venisse confuso, così ho deciso di occuparmi interamente io delle linee di contorno in modo da ottenere un risultato uniforme e simile ai miei disegni. Tutto il film è basato su 5 simboli: occhi, bocca e orecchie di Bibo e guance ed occhi di Garfield, inoltre credo che la cosa che mi ha più ispirato in questo processo sia il neoplasticismo di Mondrian con i suoi colori primari rinchiusi da linee nere. L’intero film è fatto con questi elementi, un grande mondo fatto con pochi e semplici simboli; sono sempre stato attratto da questo meccanismo.

E’ UN PO’ QUELLO CHE FAI CON LA TUA MUSICA DAI TEMPI DEI MOLDY PEACHES, SEMPLICI ACCORDI ASSEMBLATI CON UNA FORTE INVENTIVA, NO?

Esattamente, è come scrivere una sinfonia con un piccolo banjo, è divertente fare qualcosa di complicato con uno strumento così piccolo! Mi è sempre piaciuto considerare le mie canzoni come artwork, un album per me è come una galleria in cui ogni canzone è una stanza con dentro un’opera d’arte. Mi piacerebbe un giorno realizzare questa idea, così come vorrei un Luna Park fatto di sculture giganti di cartapesta.

QUALE SAREBBE L’ATTRAZIONE PRINCIPALE DEL TUO LUNA PARK?

Un treno guidato da robot che attraversa tutto il parco e si ferma ai bar. M’immagino un mix tra Disneyland e Las Vegas dove puoi bere e comperare l’erba, il mio parco dovrà accontentare tutti, anche gli adulti.

HAI UN MODO MOLTO NATURALE DI CANTARE E RACCONTARE STORIE ANCHE QUANDO CANTI UN VERSO COME: LE TUE TETTE SONO COME BRACCIALI PER IL MIO PISELLO, È UNA FRASE PORNO MA DETTA DA TE RISULTA QUASI INNOCENTE, NE SEI CONSAPEVOLE?

Intervista a Adam Green
aladdin e il genio della lampada

Grazie, questo è esattamente il mio obiettivo! Se scrivi una canzone quando la canti vuoi che si instauri una specie di incantesimo tra te e chi ascolta, è quasi come se provassi a ipnotizzarli inserendo dentro al cervello una fotografia. Quando questo riesce è come entrare nell’anima di chi ascolta. Come cantante sento la responsabilità di far sentire a proprio agio le persone, anche quando canto qualcosa di scomodo, l’obbiettivo di un artista è riuscire a connettersi con il suo pubblico, se fallisce non sarà mai tale.

CONSIGLIACI UN FILM:

Ricomincio da capo con Bill Murray, è la storia di un uomo che rivive continuamente lo stesso giorno. Mi fa impazzire. E anche Il Colore del Melograno di Sergei Parajanov, è un film che ricorda molto il mondo visionario di Jodorowsky, altro regista che amo.

LA FRASE CHE DICI PIÙ SPESSO?

Mi dispiace.

ADAM GREEN DAL VIVO

27 ottobre, Biko, Milano

28 ottobre, Covo, Bologna

Foto Ray Banhoff

Stilyng Francesco Casarotto

 

 

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